Legge elettorale, prima puntata: si parte dal testo Brescia

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ROMA (Public Policy) – Tra i temi più importanti che hanno occupato il dibattito parlamentare durante la scorsa settimana (e di cui si parlerà anche nei prossimi giorni) è la riforma del Rosatellum bis. Nonostante i gruppi di maggioranza abbiano trattato per più di tre mesi non si è raggiunto un accordo unanime, rimangono infatti dubbi da parte di Leu (sulla soglia alta di sbarramento) e Italia viva (sul diritto di tribuna). Così il presidente della commissione Affari costituzionali alla Camera, Giuseppe Brescia (M5s), ha deciso di depositare un testo a sua firma. La nuova riforma, al momento, prevede l’abolizione dei collegi uninominali, un impianto proporzionale, una soglia di sbarramento nazionale al 5% e la previsione di un diritto di tribuna per le forze minori.

“Si parte da un metodo diverso rispetto al passato”, ha spiegato Brescia: “No a riforme elettorali di fine legislatura condizionate da interessi di parte, sì a un confronto trasparente e sincero con le opposizioni“. Quello proposto – ha aggiunto – “è un testo semplice per far partire il dibattito parlamentare da alcuni chiari punti”.

Nel dettaglio, la proposta di legge Brescia – che prende spunto dal modello tedesco e modifica punto per punto il Rosatellum bis – prevede uno sbarramento nazionale al 5% (anziché il 3% vigente ora) e altre due soglie minori per ‘salvare’ i piccoli partiti e le minoranze linguistiche. Per i primi, infatti, è stato inserito il cosiddetto “diritto di tribuna” ovvero si prevede che, alla Camera, siano eletti i candidati di quelle formazioni che ottengono almeno tre quozienti in almeno due Regioni, mentre al Senato siano eletti i candidati che ottengono almeno un quoziente nella circoscrizione regionale.

Come in passato, per le minoranze linguistiche viene prevista una soglia di sbarramento che ne tutela l’elezione: sia alla Camera e al Senato potranno essere essere elette se raggiungono il 15% almeno in una regione (anziché il 20% come prevede ora il Rosatellum).

Come detto, vengono aboliti i collegi uninominali e il sistema delle coalizioni. Inoltre, viene cancellata anche la norma che imponeva che il numero massimo di candidati fosse quattro, mentre sarà contensito presentare un numero di candidati pari a quello dei seggi assegnati nel collegio plurinominale. La pdl Brescia delega il Governo a riscrivere la mappa dei collegi plurinominali entro due mesi dall’entrata in vigore della legge.

Tenendo conto, dunque, della possibile entrata in vigore della riforma del taglio dei parlamentari, con le prossime elezioni politiche i 400 seggi di Montecitorio verranno ripartiti in questo modo: 8 spetteranno ai deputati eletti all’estero, un seggio andrà all’eletto in Valle d’Aosta (in cui rimane il collegio uninominale), gli altri – 391 seggi – saranno assegnati proporzionalmente ai partiti che superano la soglia di sbarramento nazionale del 5%. Sempre con sistema proporzionale verranno ripartiti i seggi di Palazzo Madama: 195 con superamento del 5%, quattro ai senatori eletti all’estero e uno alla Val d’Aosta.

Francesco Forciniti (M5s) ed Emanuele Fiano (Pd) sono stati scelti come i relatori in commissione Affari costituzionali alla Camera.

L’iter inizia oggi pomeriggio, ma la strada è ancora molto lunga. Anche perché i primi passi potrebbero subito esser spazzati via dalla Corte costituzionale, che tra domani e dopodomani si pronuncerà sull’ammissibilità del referendum elettorale leghista depositato lo scorso 30 settembre da otto Regioni di centrodestra (Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Abruzzo). Il Carroccio propone di eliminare dal Rosatellum la parte proporzionale, lasciando solo i collegi maggioritari uninominali. Se la Consulta desse il via libera alla consultazione, questa potrebbe essere evitata solo con una riforma parlamentare che si muova nella stesso solco, quindi in senso maggioritario e non proporzionale (l’esatto contrario di quanto sta avvenendo con il Germanicum). (Public Policy) SOR-PAM