Carige, cosa prevede il decreto approvato a Montecitorio

0
carige

di Giordano Locchi

ROMA (Public Policy) – Via libera da parte dell’aula della Camera al ddl di conversione del dl Carige entrato in vigore l’8 gennaio. Il provvedimento dovrà ora passare all’esame del Senato, dove l’esame in assemblea è stato fissato per il 5 marzo.

Il decreto aveva ottenuto il via libera dalla commissione Finanze della Camera lo scorso 7 febbraio con il voto del mandato al relatore (Davide Zanichelli, M5s) a riferire in aula. Dopo le tensioni registrate tra Lega e M5sper gli 8 emendamenti che erano stati presentati dal gruppo dei 5 stelle, il provvedimento era arrivato in aula con una sola modifica (su cui Lega e M5s hanno trovato un’intesa) rispetto al testo che era stato varato dal Governo. Si tratta di quella prevista dall’emendamento a firma di Giovanni Currò (M5s) che obbliga il ministero dell’Economia a trasmettere al Parlamento una relazione ogni 4 mesi per rendere pubblici i debitori di un certo peso della banca ligure, i cui crediti sono caduti in sofferenza  “per un ammontare pari o superiore all’1 per cento del patrimonio netto”. Il via libera all’emendamento era avvenuto assorbendo due proposte simili nei contenuti presentate da FI e Pd.

Il provvedimento, in 23 articoli, prevede forme di sostegno pubblico della liquidità della banca con una garanzia statale sulle passività di nuova emissione di Carige (fino a un massimo di un valore nominale di 3 miliardi) e l’erogazione di liquidità di emergenza da parte di Bankitalia. Prevista anche l’ipotesi di una ricapitalizzazione precauzionale della banca, volta a preservare il rispetto degli indici di patrimonializzazione in scenari ipotetici di particolare severità (i cosiddetti scenari avversi dello stress test). Il decreto stanzia quindi un fondo con una dotazione di 1,3 miliardi per il 2019, di cui 300 milioni sono destinati alle garanzie concesse dallo Stato sulle passività di nuova emissione e sull’erogazione di liquidità di emergenza, e il restante miliardo è destinato invece alla copertura degli oneri derivanti dalla eventuale sottoscrizione di azioni di Banca Carige, effettuabile dal Mef entro il 30 settembre per rafforzarne il patrimonio (la ricapitalizzazione precauzionale).

Vediamo i contenuti del decreto nel dettaglio:

GARANZIA SULLE PASSIVITÀ DI NUOVA EMISSIONE 

L’autorizzazione alla garanzia sulle passività di nuova emissione è limitata dal decreto fino al 30 giugno 2019. Tale garanzia risulta onerosa per l’istituto, è irrevocabile e a prima richiesta, e copre il capitale e gli interessi. Per tutto il tempo in cui beneficia della garanzia, la banca è tenuta a non distribuire dividendi, effettuare pagamenti su strumneti di capitale aggiuntivo, riacquistare propri strumenti di capitale primario o aggiuntivo, acquisire partecipazioni (fatte salve le acquisizioni compatibili con la normativa europea in materia di aiuti di Stato), al fine di garantire il rientro di natura patrimoniale. Il decreto specifica infatti che “l’ammontare delle garanzie concesse è limitato a quanto strettamente necessario per ripristinare la capacità di finanziamento a medio-lungo termine” di Carige.

Vengono poi individuati gli strumenti finanziari emessi dalla banca su cui la garanzia può essere concessa. In particolare, tali strumenti devono essere a tasso fisso e non devono essere titoli strutturati o prodotti complessi, né incorporare una componente derivata; devono essere emessi successivamente all’entrata in vigore del decreto, con una durata residua non inferiore a due mesi e non superiore a cinque anni o a sette anni per le obbligazioni bancarie garantite; devono prevedere il rimborso del capitale in un’unica soluzione a scadenza e non devono avere clausole di subordinazione nel rimborso del capitale e nel pagamento degli interessi. Non possono in alcun caso essere assistite dalla garanzia le passività computabili nei fondi propri a fini di vigilanza. Il valore nominale degli strumenti finanziari con durata superiore a tre anni sui quali può essere prestata la garanzia dello Stato non può eccedere un terzo del valore nominale totale degli strumenti finanziari emessi dalla banca e garantiti dallo Stato.

CONDIZIONI PER ACCEDERE ALLA GARANZIA

La garanzia può essere concessa dal Mef solo con attestazione della Banca centrale europea circa la solvenza della banca (già avvenuta per Carige). La richiesta di concessione della garanzia va notificata alla Commissione europea (per il parere positivo), dato che Carige presentava una carenza di capitale evidenziata dagli ultimi esercizi di stress in scenario avverso. La Banca, beneficiando della garanzia, è tenuta a rispettare le condizioni previste dalla normativa europea sugli aiuti di Stato per limitare le conseguenze sulla concorrenza. La banca è tenuta poi a presentare entro due mesi dalla concessione della garanzia un piano di ristrutturazione – che verrà sottoposto alla Commissione Ue – volto a confermare la redditività e la capacità di raccolta a lungo termine senza ricorso al sostegno pubblico. Carige ha già emesso due bond per 2 miliardi di euro con la garanzia statale, e ha annunciato la presentazione di un nuovo piano industriale per il 27 febbraio.

LIQUDITÀ DI EMERGENZA

Un piano di ristrutturazione deve essere presentato da Carige anche in caso di finanziamenti da parte di Bankitalia (erogazione di liquidità di emergenza – Ela), su cui il Mef può rilasciare la garanzia statale entro il 30 giugno, per coprire l’eventualità che Carige non adempia alle conseguenti obbligazioni di pagamento nei confronti della Banca d’Italia.

RICAPITALIZZAZIONE PRECAUZIONALE

Il decreto autorizza poi il ministero dell’Economia a sottoscrivere o acquistare azioni ordinarie di nuova emissione di Banca Carige previa specifica richiesta dell’istituto, definendo le modalità di tale intervento di ricapitalizzazione precauzionale. I commissari straordinari dell’istituto hanno definito, l’8 gennaio scorso, questa ipotesi come “del tutto residuale”, mentre per il relatore del provvedimento (il deputato Davide Zanichelli, M5s) si tratterebbe di una “extrema ratio”. Anche per il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, la misura è “da considerarsi del tutto residuale, in quanto del tutto remoto è il relativo scenario”, ed è volta a “fornire il più ampio ventaglio possibile di soluzioni per fornire adeguata tutela dei risparmiatori a fronte di tutti gli scenari”. Si tratta, secondo Tria, di “una misura temporanea e il suo accostamento alla nazionalizzazione appare improprio”.

CONDIZIONI PER LA RICAPITALIZZAZIONE

Qualora si configurasse l’intervento dello Stato, la banca dovrà presentare, con la richiesta di aiuti, un’attestazione con cui assume alcuni impegni previsti dalla comunicazione della Commissione Ue sugli aiuti di Stato alle banche volti a impedire il deflusso di fondi. Per poter accedere all’eventuale ricapitalizzazione preventiva, Carige dovrà quindi prima sottoporre un programma di rafforzamento patrimoniale, in cui dovrà indicare l’entità del fabbisogno di capitale necessario e le misure che intende intraprendere tale rafforzamento. Nel dettaglio, Carige dovrà trasmettere a Mef,  Bce e Bankitalia una richiesta contenente: l’indicazione dell’importo della sottoscrizione delle azioni chiesta al ministero; l’indicazione dell’entità del patrimonio netto contabile, individuale e consolidato, alla data della richiesta e l’entità del fabbisogno di capitale regolamentare da colmare; il piano di ristrutturazione.

Entro sessanta giorni dalla ricezione della richiesta, la Bce comunica al ministero e alla banca il fabbisogno di capitale regolamentare della medesima, emerso a seguito degli stress test. L’intervento di ricapitalizzazione è subordinato alla valutazione del programma di rafforzamento patrimoniale da parte della Bce: se dovesse risultare inidoneo a raggiungere gli obiettivi di patrimonio, la banca potrà a quel punto presentare la richiesta di sottoscrizione di azioni da parte dello Stato. La sottoscrizione pubblica di azioni di Carige è subordinata al via libera della Commissione europea, che deve valutarne la compatibilità con le regole Ue in materia di aiuti di Stato applicabili alle misure di ricapitalizzazione delle banche in un contesto di crisi finanziaria.

Il Mef può sottoscrivere azioni di nuova emissione ordinarie che attribuiscono il diritto di voto nell’assemblea ordinaria e nell’assemblea straordinaria. Il Mef può condizionare la sottoscrizione del capitale di Banca Carige alla revoca o alla sostituzione dei consiglieri esecutivi o del direttore generale della banca, nonché alla limitazione delle retribuzioni dei dirigenti e dei membri del consiglio d’amministrazione. Le previsioni del decreto, aveva comunicato il 25 gennaio l’allora ministro per gli Affari europei Paolo Savona, sono state notificate ai componenti dei servizi della Commissione europea che le ha approvate il 18 gennaio scorso, considerandole compatibili con le norme Ue sul mercato interno. Queste previsioni (garanzia dello Stato sulle passività di nuova emissione, garanzia dello Stato a sostegno degli strumenti di liquidità forniti dalla banca centrale, sottoscrizione di strumenti di capitale, nell’ammontare necessario a fare fronte a carenze di capitale evidenziate in prove di stress) non costituiscono – alla luce della direttiva Brrd (Bank recovery and resolution directive, 2014/59/Ue) – indice dello stato di dissesto, e dunque non danno via libera alla procedura di risoluzione (o liquidazione).

IPOTESI DI BURDEN SHARING

In tutte e tre le ipotesi, la banca deve essere solvente e l’intervento deve essere temporaneo. Se si avvia la ricapitalizzazione, prima della sua realizzazione, sono imposte ad azionisti e creditori subordinati misure di condivisione delle perdite con il meccanismo del “burden sharing” (con lo scopo di contenere il ricorso ai fondi pubblici): si tratta della riduzione forzosa del capitale (per gli azionisti) o del debito subordinato e/o della conversione di quest’ultimo in azioni (per gli obbligazionisti subordinati). In ogni caso, a nessun creditore subordinato possono essere imposte perdite maggiori rispetto a quelle che avrebbe subìto in caso di liquidazione (cosiddetto principio del “no creditor worse off”). La qualificazione dell’intervento come “ricapitalizzazione precauzionale” impedisce che dalla misura di supporto pubblico possa derivare l’avvio della risoluzione.

Nel caso di burden sharing, secondo il dl Carige, le relative misure sono disposte con un decreto che dovrà essere adottato dal ministro dell’Economia, su proposta di Bankitalia. In questo caso il burden sharing può assumere solo la forma della conversione degli strumenti subordinati in azioni di nuova emissione. Alla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del decreto con le misure di riparto degli oneri, le azioni di risparmio emesse sono convertite in azioni ordinarie in ragione di una azione ordinaria per ogni azione di risparmio, senza pagamento di alcun conguaglio. Le azioni di risparmio sono i titoli rappresentativi di capitale che, pur privi del diritto di voto in assemblea, godono di alcuni privilegi di natura patrimoniale rispetto alle azioni ordinarie. Ciò non preclude al possessore la qualifica di socio a tutti gli effetti. Tali azioni consentono la partecipazione alle sole assemblee speciali dei possessori di azioni di risparmio, costituite per la tutela dei diritti della categoria.

Secondo il provvedimento – come specificato dalla relazione tecnica a supporto del decreto – a poter essere convertiti in azioni sarebbero solo i titoli subordinati T2 sottoscritti dallo schema volontario di intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) e dal Banco Desio nello scorso novembre, per circa 320 milioni. In questo caso, rispetto al decreto su Mps, non sono riproposte le disposizioni che consentivano, in luogo della conversione, di prevedere l’azzeramento di strumenti e prestiti della banca e la contestuale attribuzione di azioni di nuova emissione computabili nel capitale primario di prima classe. Non può essere disposta la riduzione del valore degli strumenti computabili nel patrimonio di vigilanza, che è ammissibile solo quando è necessario assorbire perdite che impattano anche sul bilancio e che eccedano il patrimonio netto contabile della banca (il caso dello stress test è invece solo quello di una rappresentazione ipotetica di ciò che accadrebbe al realizzarsi delle condizioni avverse). Secondo il decreto, il Mef può solo sottoscrivere azioni di nuova emissione, e non anche azioni rivenienti dall’applicazione delle misure di burden sharing. (Public Policy)

@Locchiaperti