Diritti e pensioni complementari: il dlgs all’esame del Parlamento

0
pensioni

ROMA (Public Policy) – Adeguare l’ordinamento nazionale alla disciplina comunitaria nel settore della previdenza sociale, prevedendo l’introduzione di un limite temporale di 3 anni per accedere alla posizione individuale maturata se il rapporto di lavoro termina, indipendentemente da uno spostamento all’interno dell’Ue e dall’acquisizione del diritto alla pensione complementare.

Lo prevede, in sintesi, un decreto legislativo del Governo all’esame delle commissioni speciali del Parlamento. Il termine per recepire nel diritto nazionale la direttiva 50 del 2014, in attuazione di quanto disposto nella legge di delegazione europea del 2014, è fissato al 21 maggio prossimo.

In sintesi, con la nuova normativa, si modifica l’attuale legge di riferimento sulle pensioni complementari, la 252 del 2005. L’obiettivo è quello di migliorare l’acquisizione e la salvaguardia di diritti pensionistici complementari. Anzitutto, quindi, viene introdotta una deroga al termine minimo, 5 anni, che serve per ottenere il diritto alla prestazione complementare, che si acquisisce – dice ora la legge – “al momento della maturazione dei requisiti di accesso” al beneficio.

continua – in abbonamento

IAC