Le critiche del Comitato 477 alla direttiva Ue sulle armi

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ROMA (Public Policy) – “Poiché in Italia le componenti delle munizioni non sono soggette a controllo, ad eccezione delle polveri da lancio, inserire ed elencare nella definizione di munizioni anche le componenti di queste rappresenta un’ambiguità che potrebbe essere causa di problemi sia per i produttori, distributori, commercianti che per i privati”. Andrebbe, quindi, “eliminato dalla definizione di ‘munizione’ qualsiasi riferimento ai componenti”.

È questa una delle osservazioni proposte in un documento esposto durante un’audizione al Senato del Comitato Direttiva 477, l’associazione per la difesa dei diritti dei detentori legali di armi, in merito allo schema di decreto legislativo che attua la direttiva Ue 853 del 2017 e che modifica la direttiva 477 del 1991, in materia di controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi. L’atto del governo, che attua una parte della legge di delegazione europea 2016/2017 (modificando il Tulps, il suo regolamento di esecuzione ed altre legge in materie di armi) è all’esame del Parlamento, che deve esprimere il proprio parere sullo schema di decreto.

Un’altra criticità rilevata dall’associazione è quella relativa all’autocertificazione della comunicazione, ai familiari conviventi, del rilascio del nulla osta all’acquisto di un’arma o della licenza del porto d’armi. L’autocertificazione, infatti, “non tutela il titolare della licenza, il quale in futuro non può comunque dimostrare di aver effettivamente informato i conviventi a meno che la comunicazione non sia stata data per iscritto”.

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IAC