Decreto Crescita, le principali modifiche attese alla Camera

0
camera

ROMA (Public Policy) – Venerdì mattina i lavori delle commissioni Bilancio e Finanze alla Camera, sul decreto Crescita, sono proseguiti fino all’articolo 19 del provvedimento: la maggior parte degli emendamenti sono stati accantonati, ed è stato respinto qualche emendamento delle opposizioni, tra cui quello di Forza Italia che voleva estendere a tutto il 2018 la possibilità di rottamare i debiti con l’Agenzia delle entrate. Tra gli emendamenti accantonati, anche quelli per la revisione dell’Ires, per estendere i bonus sulle vetture elettriche, e quelli che operano un ‘travaso’ della pdl Fisco dentro il testo del decreto; è stato invece ritirato l’emendamento della Lega per Carige.

Le due commissioni si rivedono oggi pomeriggio alle 15. Sempre oggi sono attesi gli emendamenti del Governo, come ha spiegato venerdì mattina il viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia (Lega), a margine dei lavori delle commissioni. Giovedì scorso l’altro vicemistro, Laura Castelli (M5s), aveva comunque spiegato che gli emendamenti governativi saranno “in numero residuo”.

FRIULI E TRENTINO

Modificare la manovra per attuare l’accordo sui rapporti finanziari con lo Stato sottoscritto il 25 febbraio tra il Friuli Venezia Giulia e il Governo. Lo prevede uno dei due nuovi emendamenti dei relatori  – Giulio Centemero (Lega), per la commissione Finanze, e Raphael Raduzzi (M5s), per la commissione Bilancio – arrivati alla Camera. Tra i principali interventi della proposta di modifica, c’è uno stanziamento di 686 milioni di euro nel 2019, 726 milioni nel 2020 e 716 milioni nel 2021, come contributo alla finanza pubblica del sistema integrato degli enti territoriali del Friuli Venezia Giulia in termini di saldo netto da finanziare. Viene poi previsto un trasferimento di 400 milioni per gli investimenti in manutenzione di strade, scuole, immobili e opere di prevenzione del dissesto idrogeologico. Nel dettaglio, il trasferimento verrebbe erogato in 15 milioni nel 2019 e altrettanti nel 2020, 80 per ciascun anno dal 2021 al 2024 e 50 milioni nel 2025.

La seconda proposta dei relatori è relativa invece al Trentino Alto Adige e prevede che “nel caso di modifiche della disciplina statale relativa ai tributi erariali, ivi inclusi i tributi propri derivati, che potrebbero effetti negativi sulla finanza della Regione Trentino-Alto Adige e delle Province autonome di Trento e Bolzano, sono attivate procedure di monitoraggio degli effetti finanziari, al fine di adeguare le misure del concorso posto a carico” della regione e delle province autonome “al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica in termini di saldo netto da finanziare”.

LE NORME IN BILICO

Sullo sfondo rimangono la questione della norma ‘Salva Roma’ (su cui il premier Giuseppe Conte ha detto che andrà affrontata a Palazzo Chigi in sede di riunione di maggioranza), l’intervento della Lega su Carige per ora accontanto (con la possibilità di trasformare le Dta in credito d’imposta in caso di aggregazioni bancarie sotto il limite dei 30 miliardi di attivo), le polemiche per la norma del dl (che ha già incassato il parere negativo di Arera) a sostegno della continuità del servizio di Alitalia, per la quale si prevede di attingere ai fondi della Cassa per i servizi energetici e ambientali, per complessivi 650 milioni di euro.

UN INTERVENTO PER L’INPGI

Sul decreto, tra gli emendamenti del Governo attesi per oggi, dovrebbe esserci un pacchetto di misure sulle casse previdenziali, con due interventi specifici per l’Inpgi e la Cassa ragionieri. Sulla situazione finanziaria dell’istituto di previdenza dei giornalisti italiani, è arrivata la descrizione di un quadro allarmante da parte della Corte dei conti in occasione dell’audizione del 28 maggio nella commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale: “Sono stati riscontrati notevoli peggioramenti dei risultati patrimoniali abbinati al saldo negativo tra contribuzioni e prestazioni previdenziali erogate”, aveva detto in quell’occasione la presidente della sezione di controllo della Corte, Enrica Laterza.

“L’avanzo economico – aveva aggiunto Laterza – è stato supportato fino al 2016 da plusvalenze derivanti dagli apporti ai fondi immobiliari o dalle vendite di immobili le quali, tuttavia, sono destinate ad esaurirsi. Nel caso della gestione dell’Inpgi 1, infatti, il bilancio tecnico attuariale reca una previsione di esaurimento del patrimonio già dal 2028″.

Col passare degli anni, i contributi si sono ridotti progressivamente”, aveva aggiunto il consigliere Vincenzo Busa: “Per esempio, rispetto al 2016, i contributi del 2017 si sono ridotti di quasi 8 milioni, e viceversa sono aumentate progressivamente anche le pensioni: rispetto al 2016 abbiamo 12 milioni in più di pensioni erogate. Nel periodo che va dal 2010 al 2017, le pensioni sono aumentate del 38%. E’ una difficoltà gestionale che va oltre il fenomeno delle plusvalenza da apporto degli immobili”.

Un intervento per l’Inpgi nel dl Crescita era stato annunciato già ad aprile dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon (Lega), sempre nella commissione Enti gestori: “Siamo di fronte a una situazione che va affrontata il prima possibile, altrimenti l’ente avrà difficoltà di gestione nella sua quotidianità. Una risposta si potrà avere anche con il dl Crescita. Cerchiamo di trovare una soluzione a un problema annoso, non solo di gestione negli anni, ma di una categoria, quella dei giornalisti, che ha avuto un calo fortissimo del sistema lavorativo, con un impatto invasivo del cambiamento del mondo del lavoro”, aveva aggiunto. “Stiamo cercando una soluzione adeguata su una nuova platea che possa soddisfare l’attività di gestione”, aveva poi specificato il sottosegretario.

Scongiurando un intervento di chiusura, Durigon aveva detto che l’Inpgi “deve trovare una soluzione, anche modificarsi nel suo assetto. Deve andare ad autoalimentarsi e ammodernizzare il suo bacino rispetto alla platea di quelli che sono i comunicatori e informatori”. L’idea di includere i comunicatori, oltre ai giornalisti, nei professionisti soggetti a iscrizione all’Inpgi era stata già tentata con un emendamento Lega che era stato presentato nelle commissioni Lavori e Affari sociali alla Camera sul dl Reddito di cittadinanza-Quota 100 (il cosiddetto decretone).

Nel dettaglio, la proposta puntava ad ampliare la platea Inpgi, stabilendo che dal 2020 siano iscritti alla cassa di previdenza dei giornalisti anche i comunicatori professionali, sia in ambito pubblico che privato, includendovi anche quelli che lavorano per le pubbliche amministrazioni, nonché coloro che svolgono attività, anche di natura tecnico-informatica, inerente la produzione, il confezionamento o la fruibilità di contenuti a carattere informativo diffusi sul web o su altro canale multimediale.

Secondo la proposta di modifica, che era prima firma di Massimiliano Capitanio, in caso di lavoro autonomo (o in forma di co.co.co.) l’iscrizione prevista sarebbe stata alla gestione separata dell’Inpgi, come già avviene per i giornalisti. In caso di lavoro subordinato, l’iscrizione all’Inpgi sarebbe dovuta avvenire limitatamente alle assicurazioni per invalidità, vecchiaia e superstiti e, se dovute, a quelle per disoccupazione e assegno nucleo familiare. Per i passaggi da altre forme di previdenza obbligatoria verso l’Inpgi, a cui sarebbero stati sottoposti i comunicatori dal 1° gennaio 2020, non sarebbero avvenute modifiche nella struttura della contribuzione.

AMMINISTRATORI DI CONDOMINI IN CASSA RAGIONIERI

Quanto alla Cassa dei ragionieri, dovrebbe arrivare l’obbligo di iscrizione per gli amministratori di condominio che esercitano tale attività abitualmente (anche se non è il loro lavoro esclusivo), ora iscritti o all’Inps o, a seconda del proprio titolo, nelle altre casse professionali. La proposta di modifica dovrebbe infatti prevedere che in caso di passaggio da un’altra cassa verrebbe mantenuta l’aliquota contributiva a precedente.

la diretta da Montecitorio – in abbonamento

GIL