A che punto siamo con il dl Dignità: oggi si vota (ma l’aula slitta)

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ROMA (Public Policy) – Tempi più lunghi del previsto per il dl Dignità, su cui forse la maggioranza aveva fatto calcoli troppo ottimistici riguardo al timing. Il testo arriverà in aula alla Camera direttamente lunedì 30 luglio (e non più oggi) per la discussione generale, e le votazioni si terranno nelle giornate del 31 luglio, e dell’1 e del 2 di agosto, quando dovrebbe esserci il voto finale.

Dopodiché il decreto andrebbe in Senato per un iter che (nei programmi) dovrebbe essere rapidissimo, e ricevere il via libera prima delle vacanze del Parlamento: la deadline è il 10 agosto, a meno di non far slittare la chiusura per ferie. Sul decreto il Movimento 5 stelle – e Luigi Di Maio in particolare – ci ha messo la faccia, e l’impegno è massimo. Ma visti i tempi stretti (tenendo anche conto che il dl scade l’11 settembre) l’ipotesi del voto di fiducia è più che mai in pista, anche se l’escamotage non piace ai 5 stelle, memori delle loro battaglie contro le blindature.

Alla Camera, sui circa 670 emendamenti che hanno superato l’esame di ammissibilità, i “segnalati” (probabilmente gli unici che verranno discussi) sono circa 300. Nelle commissioni Lavoro e Finanze, che lavorano congiuntamente sul testo, l’iter sembra procedere un po’ a rilento, e oggi una riunione di maggioranza dovrebbe mettere a punto le modifiche più delicate (tra cui i voucher su agricoltura e turismo). Dovrebbero essere confermate anche le altre modifiche allo studio, tra cui la moratoria fino al 30 settembre sulla stretta sui contratti a termine in corso, gli sgravi contributivi triennali sui lavoratori under 35, sia per il 2019 che per il 2020, e per un massimo di 3mila euro annui, e nessun contributo aggiuntivo dello 0,5% sui rinnovi dei contratti per badanti, colf e baby sitter.

Sul decreto è tornato a parlare con toni estremamente critici il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che lo he definito “antitetico al contratto di programma del Governo, che verte su reddito di cittadinanza e flat tax“. “Invece – attacca il leader degli industriali – si aumenta il costo dei contratti a tempo determinato e il costo dei licenziamenti”. A stretto giro è arrivata la risposta del vicepremier Di Maio, con cui ormai lo scontro dialettico è aperto: “Forse Boccia non ha letto bene il testo“. (Public Policy) PAM