di Ross Elwood*
BRUXELLES (Public Policy Europe) – Il termine “cambiamento fondamentale di mentalità” è stato utilizzato più volte la scorsa settimana per descrivere la risposta dell’Ue alle minacce di Trump sulla Groenlandia, ma cosa è effettivamente cambiato e come si manifesterà nelle future politiche dell’Ue?
Alla fine della scorsa settimana, il Consiglio europeo si è riunito per una seduta d’emergenza. L’incontro si è svolto senza un’agenda formale o punti decisionali, riflettendo le circostanze straordinarie che ne avevano determinato la convocazione. Strategicamente, la riunione si è tenuta dopo il discorso e la visita a Davos del presidente Usa Donald Trump, per garantire ai leader europei la massima quantità di informazioni disponibili prima di assumere posizioni ufficiali. Tuttavia, al momento della riunione, Trump si era già parzialmente distanziato dalla sua retorica più aggressiva e si era delineato un quadro generale per le discussioni sulla sicurezza artica. Di conseguenza, l’incontro stesso è stato ampiamente descritto come un “fuoco di paglia”, nel senso che non ha prodotto risultati immediati o visibili.
Questa caratterizzazione è, tuttavia, eccessivamente semplicistica. Il Consiglio d’emergenza ha rappresentato il culmine di una settimana intensa di discussioni tra gli Stati membri, incentrata non solo sulla Groenlandia, ma anche sul rapporto dell’Ue con gli Stati Uniti in senso più ampio e sulla sua posizione in un ordine mondiale in cambiamento, con molti che hanno dichiarato che la settimana rappresenta un cambiamento fondamentale nella mentalità dei leader europei. L’accento sulla mentalità è importante: sebbene il modo di pensare politico sia chiaramente mutato, resta incerto se e in che misura questo cambiamento si tradurrà in azioni politiche concrete.
Al centro di questo cambiamento di mentalità vi è una crescente consapevolezza che gli Stati Uniti possano rappresentare una minaccia per l’Unione europea. Non si tratta di una minaccia militare – sebbene la retorica di Trump abbia, per la prima volta, inserito anche questa possibilità nel dibattito strategico – bensì economica. Ue e Stati Uniti sono profondamente integrati economicamente attraverso flussi commerciali estesi, catene di approvvigionamento altamente interconnesse e ingenti livelli di investimenti reciproci. L’Ue ritiene ora di avere un manuale operativo per gestire questo alleato minaccioso, con la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che, al termine dell’incontro, ha affermato che la risposta dell’Ue era stata guidata da quattro principi chiave: fermezza, dialogo, preparazione e unità. Ha sostenuto che questo approccio si è dimostrato efficace e che l’UE dovrebbe continuare ad applicare lo stesso quadro nei futuri impegni.
Più in generale, la risposta alle minacce di Trump sulla Groenlandia ha rivelato sia unità sia divisioni tra i leader europei di fronte a minacce geopolitiche. Da un lato, l’episodio ha dimostrato che l’Ue è in grado di reagire rapidamente e di parlare con una sola voce quando percepisce una minaccia esterna inutile, in particolare in materia di integrità territoriale. Fondamentale in questo è la visione condivisa tra i leader secondo cui l’Ue deve rispondere rafforzando la propria indipendenza strategica. Dall’altro lato, restano divisioni sottili ma significative su come questa indipendenza debba essere realizzata.
I leader dell’Europa orientale, in particolare dei Paesi confinanti con la Russia, si concentrano principalmente sulla sicurezza. Considerando la Russia una minaccia esistenziale, questi governi sostengono che l’indipendenza europea possa essere costruita solo attraverso capacità di difesa e sicurezza solide. I leader polacchi e lituani sono stati tra i più vocali nel sottolineare l’opposizione a provocare Trump attraverso minacce di dazi o l’uso dello Strumento Anti‑Coercizione dell’Ue, sottolineando che la protezione militare statunitense resta essenziale mentre le capacità di difesa europee sono ancora in costruzione. Al contrario, molti leader dell’Europa occidentale pongono l’accento sull’indipendenza economica come fondamento dell’autonomia strategica dell’Ue. Per questi Paesi, la priorità chiave è completare e rafforzare il mercato unico. Italia, Germania e Francia sono state particolarmente prominenti nel sostenere questo approccio, affermando che forza economica e competitività rappresentano gli strumenti principali dell’Ue per garantire indipendenza a lungo termine.
È importante notare che, a livello Ue, queste due priorità sono sempre più collegate. La spinta per aumentare significativamente la spesa per la difesa mira anche a sviluppare la capacità industriale europea, in particolare in settori come tecnologia e trasporti. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ripetutamente inquadrato sicurezza e competitività come “due facce della stessa medaglia”. Tuttavia, la diversa enfasi sulla sicurezza rispetto all’integrazione economica tra gruppi di Stati membri resta una distinzione significativa. Questa divisione è particolarmente rilevante nel contesto di come l’Ue consoliderà quanto appreso durante questa settimana, con i Paesi occidentali che vedono come principale lezione la necessità di uno sforzo politico forte e definitivo sulla competitività economica dell’Ue, mentre i Paesi orientali ritengono essenziale aumentare lo slancio politico e la solidarietà Ue nella protezione del fianco orientale dell’Europa. Queste differenze si manifesteranno nel bilancio a lungo termine dell’Ue, le cui trattative inizieranno quest’anno.
Per quanto riguarda i prossimi passi, la priorità immediata sembra essere l’accelerazione e l’approfondimento dell’integrazione economica all’interno dell’Unione. Come ciò si tradurrà concretamente nella pratica non è ancora chiaro, ma la prossima tappa politica importante sarà il vertice dei leader Ue del 12 febbraio in Belgio, concepito come un incontro dedicato a competitività e mercato unico. Il Cancelliere tedesco Merz ha indicato che il vertice sarà un forum per presentare un “non-paper” congiunto volto a semplificare la burocrazia europea, rafforzare il mercato unico e rilanciare settori industriali chiave, insieme a proposte per una politica commerciale Ue più ambiziosa basata su regole condivise e condizioni paritarie. Mario Draghi ed Enrico Letta sono stati inoltre invitati a contribuire con le loro proposte su competitività e mercato unico per alimentare la discussione.
Questo approfondimento dell’integrazione del mercato unico non richiede necessariamente nuove idee politiche – molte proposte di riforma già esistono – ma piuttosto la determinazione politica a superare il principale ostacolo al progresso: interessi nazionali radicati tra gli Stati membri. Per i leader europei, il vertice del 12 febbraio sarà quindi un test chiave per verificare se il cambiamento di mentalità si sia realmente verificato. Il suo esito sarà un indicatore importante della nuova determinazione creata dall’esperienza di questa settimana e segnalerà quanto seriamente gli Stati membri siano pronti ad agire sulla lezione che l’autonomia strategica dipende, prima di tutto, dall’integrazione economica. (Public Policy Europe)
*senior Eu political advisor





