ROMA (Public Policy) – Si compone di 17 articoli suddivisi in due capi, il ddl recante “Disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché disposizioni per l’attuazione del patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo del 14 maggio 2024” licenziato mercoledì dal Consiglio dei ministri.
Un provvedimento preannunciato la scorsa settimana dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e che era stato originariamente pensato insieme alle altre norme poi entrate nel cosiddetto pacchetto Sicurezza, composto da un decreto con misure urgenti e da un disegno di legge ordinario. Nè l’uno né l’altro – al momento – sono stati pubblicati in Gazzetta ufficiale.
Nel frattempo, le misure relative alla gestione del fenomeno migratorio sono rientrate in un nuovo disegno di legge, anch’esso, a quanto si apprende, oggetto di numerosissime limature, che da quanto comunicato al termine del Cdm ha sostanzialmente due finalità: introdurre una serie di misure percettive, giuridicamente vincolanti, e delegare il Governo all’adeguamento alla normativa Ue (anche alla luce delle modifiche apportate questa settimana dal Parlamento europeo al regolamento sulle procedure di asilo).
Nel ripetuto “travaso” di norme e in attesa della pubblicazione del testo definitivo, alcune previsioni – come quella per la “Consegna allo Stato di appartenenza di persona pericolosa per la sicurezza nazionale o per la compromissione delle relazioni internazionali”, la cosiddetta norma ‘Salva Almasri’ – sono uscite dal provvedimento, mentre ne sono rientrate altre – come quella relativa “all’Accesso alle strutture e modalità di svolgimento delle visite” nei Cpr – su cui ora le opposizioni in Parlamento chiedono al Governo di “fare marcia indietro”.
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