Il nichilismo come elaborazione del lutto ideologico

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“Dato che la politica non incentiva la razionalità, spesso diventa una fuga dalla realtà. L’ideologia è un mondo virtuale dove tutto è chiaro, le scelte sono semplici, i problemi hanno sempre soluzione: l’idea stessa che il mondo sia così è una fuga dalla realtà.” (da Potere senza responsabilità)

di Pietro Monsurrò

ROMA (Public Policy) – Il XX secolo ha ucciso numerose ideologie. Molti hanno investito tempo ed energie emotive nel convincersi della loro veridicità, e la loro sconfitta storica ha quindi avuto un notevole costo psicologico. Ci sono molti modi per elaborare il lutto della sconfitta delle proprie idee: il modo sano è cambiarle con idee migliori, ma questo richiede una intelligenza, una forza d’animo e una dirittura morale non alla portata di tutti.

I grandi sconfitti del XX secolo sono stati il marxismo e il fascismo. Si è inoltre avuto un arretramento del ruolo della religione, che pesa soprattutto sui più tradizionalisti e conservatori. C’è infine un altro parziale sconfitto: il liberalismo classico, dato che l’idea di Stato minimo non è sopravvissuta alla pressione della democrazia (ciò vale soprattutto per il libertarismo, più astratto e ideologizzato).

L’adulto correttamente integrato, che supera i suoi sogni adolescenziali e si adegua alle responsabilità della realtà in cui vive, finisce presto o tardi con l’abbandonare certe idee, oppure modificarle, moderarle e arricchirle. È possibile rimanere di sinistra anche senza credere alle favolette della pianificazione socialista; essere di destra senza volere un impero d’Oltremare; essere liberali senza sperare che esista una strategia efficace per tenere sotto controllo le tendenze degenerative della politica; essere cattolici senza desiderare il ritorno del Papa Re.

Ma questo non accade sempre. Quando non accade, l’ideologia sopravvive allo scontro con la realtà, col risultato di perdere il contatto con quest’ultima. Ci si chiude in un mondo di valori, idee e teorie prive di rilevanza e validità, che però proteggono dal dover fare i conti con la realtà.

Il risultato è che l’ideologia, non potendosi aprire al mondo perché ne verrebbe distrutta, sfocia nel risentimento e nel nichilismo: la fine di un’ideologia inadeguata è confusa con la fine del mondo. Ne risulta una narrazione millenarista e apocalittica: se le mie idee non valgono nulla, tutte le idee e i valori non valgono nulla. Una volta abituata la mente ad arrampicarsi sugli specchi, l’improbabile diventa verosimile e l’evidente diventa imperscrutabile. La miseria diventa preferibile alla prosperità; la repressione poliziesca diventa auspicabile rispetto alla libertà personale; l’invasione di uno Stato sovrano diventa una guerra alla degenerazione morale dell’Occidente; il terrorismo islamico una forma di resistenza anti-imperialista; il Covid una banale influenza e il vaccino un farmaco inefficace e pericoloso; l’incapacità di gestire una relazione un complotto contro il genere maschile (incel) o del patriarcato (femministe); le atrocità di regimi disumani una invenzione della propaganda.

“L’uomo”, diceva André Glusksmann, “è l’unico animale capace di farsi stupido”. Per molti, questo è un costo ragionevole da pagare per non passare all’età adulta. E non capita soltanto su Facebook, ma anche a importanti intellettuali: Noam Chomsky o Carl Schmitt che siano, il lutto per la morte delle ideologie porta molti a negare l’evidente e a difendere l’abietto, e servono notevoli risorse morali e intellettuali per evitarlo. (Public Policy)

@pietrom79