ROMA (Public Policy) – La commissione Lavoro della Camera ha dato parere favorevole sullo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva europea, volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne attraverso il principio della trasparenza retributiva.
Nella seduta di mercoledì, infatti, la commissione ha approvato il parere di maggioranza con una serie di osservazioni con cui si chiede al Governo di valutare delle correzioni al testo. Tra queste, ad esempio, si sollecita una valutazione sull’esclusione di alcuni contratti dall’applicazione del decreto che, infatti, “si applica ai contratti di lavoro subordinato, a tempo determinato e a tempo indeterminato, anche se a tempo parziale, ivi comprese le posizioni dirigenziali, ad esclusione dei contratti di apprendistato, dei contratti di lavoro domestico e dei contratti di lavoro intermittente”.
Alla luce delle diverse osservazioni inserite nel parere (alcune condivise dalle opposizioni), nelle scorse settimane Pd e M5s avevano chiesto alla relatrice Marta Schifone (FdI) di trasformare in condizioni alcune osservazioni. Una proposta che la relatrice si è “riservata di valutare”, ma che alla fine non è stata accolta.
“Oggi è stato deciso di non inserire nessuna condizionalità sulla trasparenza salariale, confermando l’atteggiamento della maggioranza di ignorare le nostre proposte per partito preso, anche là dove potrebbero davvero migliorare le condizioni di una norma che così come è ora non è a favore delle donne, dei giovani e dei contratti precari”, commenta la deputata e vice presidente del Pd, Chiara Gribaudo, dopo la seduta della commissione.
“Quando si devono preparare atti che incidono così tanto sulla vita delle persone, sarebbe utile ascoltare tutti, davvero, e recepire le audizioni che sono state critiche – prosegue la deputata dem -. Invece ancora una volta in commissione le nostre istanze non sono state minimamente prese in considerazione”.
“Volevamo includere tutti i lavoratori dipendenti e gli autonomi che lavorano per le imprese, un concetto più ampio di retribuzione e le voci dove si annidano le diseguaglianze, non hanno accolto nessuna delle proposte, lasciando un decreto che per diversi profili non raggiunge il livello richiesto dalla Direttiva Ue“, conclude Gribaudo. (Public Policy) GPA





