La norma in manovra sull’Imu nei porti non andava bene

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ROMA (Public Policy) – Corretta la norma sull’Imu nei porti per consentire la gestione del periodo transitorio. Così come attualmente contenuta in manovra, infatti, il beneficio fiscale previsto sarebbe stato anticipato al 2019 (rispetto al 2020) con una perdita di gettito ‘scoperta’.

Lo ha previsto la commissione Bilancio alla Camera in merito alla manovra.

Le disposizioni inserite nel testo prevedono a inquadrare nella categoria catastale E1, come immobili a destinazione particolare (assimilati a fari o stazioni), e quindi esentati dal pagamento dell’Imu, le banchine e le aree scoperte adibite alle operazioni e ai servizi portuali nei porti di rilevanza economica nazionale ed internazionale rientranti in un’Autorità di sistema portuale, anche se affidati in concessione a privati, nonché le aree adibite al servizio passeggeri, compresi i crocieristi.

Rettificati, inoltre, gli effetti finanziari. Gli oneri della misura sono pari a 27 milioni di euro, di cui 9,35 a titolo di Imu comunale. L’emendamento approvato in Bilancio, infatti, specifica che dal 2020, “il contributo annuo a titolo di compensazione del minor gettito nell’importo massimo di 9,35 milioni” è ripartito con decreto Mef, di concerto con il ministero dell’Interno, secondo una modalità adottata sentita la Conferenza Stato-Città. (Public Policy) FRA