La sinistra-centro di Enrico Letta

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Con l’addio di Carlo Calenda alla coalizione progressista, a Enrico Letta non rimane che crogiolarsi con la sinistra-centro. Il segretario del Pd rimane dunque in compagnia di Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Emma Bonino e Luigi Di Maio. Non hanno voti ma hanno posti da occupare. In più c’è da cercare un equilibrio fra le istanze riformiste del Pd, rimaste orfane di rappresentanza da quando se n’è andato Matteo Renzi, e la sinistra che domina il partito, da Goffredo Bettini a Peppe Provenzano. I quali possono legittimamente festeggiare per la dipartita politica dell’ex ministro dello Sviluppo Economico.

Al che si scopre dunque che al Pd manca il centro e non sarà Di Maio, con tutto il suo côté tabacciano, a coprire lo spazio che gli manca. Ora c’è da capire che fine farà il Terzo Polo. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ci spera sempre. Peraltro ha appena ingaggiato Federico Pizzarotti, ex sindaco di Parma, per la Lista Civica Nazionale. Calenda nei confronti di Renzi è però stato molto duro fin qui, specie sui sui collegamenti con gli Emirati. In più troppi galli nel pollaio del centro non ci possono stare.

Insomma per ora è finita l’idea di una coalizione riformista, “liberal-progressista”, come la pensava Calenda, con il Pd, Azione e +Europa: il Pd approda a un assetto politico-elettorale che con l’Agenda Draghi ha pochissimo a che fare. “A partire dalla giornata di oggi, dobbiamo avere gli occhi di tigre. Nei momenti che passerete alle nostre feste, che sono tantissime in tutta Italia, comunicate con gli occhi di tigre ai militanti”, aveva detto qualche giorno fa il segretario del Pd, citando Rocky. Alla coalizione di Letta manca il centro e checché se ne dica difficilmente potrà essere Di Maio il campione del centrismo democratico. Doveva essere un “campo largo”: alla fine si è ristretto e non di poco. (Public Policy)

@davidallegranti