di Carmelo Palma*
ROMA (Public Policy) – All’interno dell’ennesimo “pacchetto sicurezza” (un disegno di legge e un decreto legge) atteso all’esame del Consiglio dei ministri dovrebbe trovare spazio, a tutela delle forze di polizia, una sorta di riconoscimento preventivo delle scriminanti della legittima difesa e dell’adempimento del dovere rispetto ad atti, in sé illeciti in assenza di una causa di giustificazione, compiuti nello svolgimento del servizio.
La vicenda del poliziotto che in una operazione antidroga a Milano ha ucciso uno spacciatore con numerosi precedenti, che lo avrebbe minacciato con una pistola giocattolo, ha reso politicamente attuale una richiesta che da mesi le forze politiche di maggioranza rivolgono al Governo e che il Governo già sembrava molto disponibile ad accogliere.
Se, come sembra, la proposta sarà simile a quella già depositata in Parlamento dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, il meccanismo dovrebbe prevedere che laddove sia “ravvisabile una causa di giustificazione relativa alla notitia criminis pervenuta al pubblico ministero”, ad esempio, nell’ultimo caso di cronaca, la notizia dell’uccisione di una persona da parte di un poliziotto, “questi debba procedere, entro il termine perentorio di sette giorni, ad accertamenti preliminari, al fine di valutare l’antigiuridicità o la legittimità della condotta e di evitare, se non strettamente necessaria, l’iscrizione nel registro degli indagati”.
Questa misura, pensata evidentemente per le forze dell’ordine, avrebbe, nella proposta di legge di Bignami, una portata generale e troverebbe applicazione anche in caso di un atto illecito compiuto per legittima difesa da parte di qualunque cittadino, che peraltro, se non formalmente indagato, non potrebbe nella fase preliminare neppure difendersi.
L’obiettivo dell’intervento normativo sembra essere lo stesso perseguito e non conseguito nel 2019 ai tempi della riforma degli articoli 52 e 55 del codice penale sulla legittima difesa e sulla non punibilità di un’azione compiuta in stato di grave turbamento per la propria o altrui incolumità. Allora la promessa era stata quella di escludere che chi avesse agito in (presunta) legittima difesa fosse anche solo sottoposto a indagini, ma evidentemente non fu mantenuta, perché per quanto possano essere ampliate e adeguate, come avvenne, le scriminanti e le esimenti, essere vanno appunto accertate in un’indagine, non presupposte a essa.
Il nuovo intervento normativo cerca di raggiungere lo stesso obiettivo per un’altra via, che appare però ancora più malagevole e contraddittoria, perché prevede prima dell’indagine la verifica della potenziale sussistenza della causa di giustificazione (ad esempio: “ha sparato per legittima difesa”) e dopo l’apertura di un’indagine rapidissima (sette giorni) che ha il fine di confermare l’esclusione dell’antigiuridicità del fatto.
È manifesto che, laddove ci si trovi davanti a un fatto oggettivamente illecito (come l’omicidio) il riconoscimento di una causa di giustificazione o di esclusione della punibilità non può che essere a valle di un procedimento giurisdizionale, in cui l’inquirente accerta lo svolgimento dei fatti e avanza una proposta di proscioglimento, che il giudice accoglie.
Immaginare, come si fa nella proposta Bignami, un percorso parallelo che si limiti alla verifica della sussistenza auto-evidente di una scriminante, senza una preventiva valutazione dei fatti, rappresenta una mera finzione – nel senso che in ogni caso il pm indagherà ad ampio spettro – oppure una strada manifestamente illegittima, perché la scriminante non è una presunzione legata all’avere agito nell’esercizio di una funzione pubblica, di cui si debba al limite dimostrare il contrario, ma la conseguenza dell’accertamento del complesso dei fatti, che legittima il riconoscimento di una causa di giustificazione.
Una norma come quella della proposta Bignami, se sarà mutuata nella proposta governativa, avrebbe il solo effetto di istituire uno strumento di pressione sugli inquirenti, perché avanzino rapida e preventiva richiesta di proscioglimento ovvero affrontino, per ogni caso di cronaca, la critica, molto diffusa nella vulgata politico-giornalistica, di stare dalla parte dei delinquenti e non delle forze dell’ordine. (Public Policy)
@CarmeloPalma
*l’autore è responsabile dell’Ufficio legislativo di Azione al Senato
(foto cc Palazzo Chigi)





