L’omicidio-suicidio della Russia di Putin

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di Pietro Monsurrò

ROMA (Public Policy) – La nostalgia putiniana per l’Impero russo ha portato la Russia a uno stallo da cui uscirà più povera, più debole, meno credibile. L’illusione di uno spazio comune russofono con al centro la Russia si è infranta contro la strenua resistenza ucraina, e tutto ciò che è rimasto sono una guerra lunga e brutale – il cui esito è ancora in forse – pesanti sanzioni economiche, e l’odio verso la Russia da parte dei “cugini” ucraini, forse abbinata alla diffidenza di tutti i popoli che i russi in futuro potrebbe decidere di “liberare” bombardando ospedali e riempiendo fosse comuni: kazaki, bielorussi, moldavi potranno forse temere, ma mai rispettare né apprezzare, i loro brutali vicini.

Il sogno di una superpotenza russa non sarebbe mai dovuto nascere, per motivi legati allo stato dell’economia, dell’industria e delle forze armate. Un Pil poco superiore a quello della Spagna, una popolazione poco superiore a quella del Messico, nessuna industria hi-tech (tranne in alcuni settori della Difesa), totale dipendenza dall’Occidente per l’elettronica (fondamentale per tutte le armi moderne), e un numero molto limitato di sistemi d’arma moderni: soltanto una dozzina di navi, poche centinaia di jet supersonici, un centinaio di elicotteri, qualche centinaio di carri armati sono stati costruiti dopo gli anni ’90. Gli unici investimenti di rilievo sono stati missili e sommergibili, per rafforzare la deterrenza nucleare di fronte ad un Occidente e ad una Cina economicamente, demograficamente, tecnologicamente e militarmente di gran lunga superiori.

Invece di infrangersi a costo zero in un brainstorming sull’effettivo potenziale russo, l’illusione putiniana si è infranta sul campo di battaglia. Non perché i russi abbiano perso, ma perché non possono più ottenere nulla, tranne al più territori devastati dalla guerra. Hanno perso reputazione, non certo di Paese in cui i diritti umani valgono qualcosa (i crimini di guerra russi non avrebbero dovuto stupire nessuno), ma di Paese in possesso di una credibile forza militare. La Nato ha serrato i ranghi e probabilmente si espanderà, nella sostanza se non nella forma (con l’accesso ufficiale di Svezia, Finlandia, e forse di altri paesi). I Paesi europei più filo-russi, come la Germania, si stanno finalmente ricredendo, e tutti si stanno riarmando per non finire come gli ucraini: e una goccia di Pil europeo in budget militare è un oceano di Pil russo.

L’economia russa andrà a rotoli, e le sanzioni militari avranno un pesante effetto sulla capacità di costruire sistemi d’arma avanzati: l’elettronica richiede investimenti che la Russia non può permettersi. La reputazione delle armi russe è in picchiata, sebbene gran parte dell’arsenale russo sia composto di residuati bellici, e i sistemi d’arma più moderni siano troppo pochi (dati i limiti dell’industria russa) per avere utilità bellica. Per ora l’economia si salva con petrolio e gas, soprattutto grazie all’opposizione di gran parte dell’Europa all’energia nucleare: ma la scarsità di idrocarburi è frutto di politiche ispirate dall’ideologia ambientalista, ed è facilmente risolvibile con politiche diverse, nell’arco di pochi anni. Il futuro dell’economia russa è fosco: povertà, fuga di aziende e know-how tecnologico, fuga di cervelli verso Occidente, scarse risorse da investire in infrastrutture e capitale umano, problemi di stabilità politica interna. Il tutto con una demografia interna debole e che favorisce le minoranze etniche.

La guerra in Ucraina è un caso di omicidio-suicidio: le illusioni imperialiste di Putin sono al contempo carnefici e vittime in questo disastro. A fianco dell’inutile morte di decine di migliaia di civili e militari ucraini, e di decine di migliaia di militari russi, muore anche il sogno – che per i vicini della Russia è in realtà un incubo – di una Russia superpotenza. I cinesi dovranno trovarsi un alleato più credibile nella loro sfida all’ordine globale: non basta una grande Corea del Nord piena di missili nucleari e riserve di idrocarburi. La Russia dovrà ridimensionare i propri appetiti imperialisti e abbandonare i propri barbari metodi se vorrà trovare un posto nel mondo, bilanciandosi a mo’ di vaso di coccio tra i vasi di ferro dell’Occidente, che ha forse contribuito a risvegliare, e della Cina.

L’Occidente dovrà cambiare rotta, affrontando i problemi di stabilità macroeconomica, coesione sociale, dipendenza energetica, e (in Europa) inadeguatezza militare. La Russia dovrà cambiare invece tutto, a cominciare dall’idea che ha di sé stessa: l’impero russo non potrà mai più tornare, e nessuno dei popoli vicini vuole sottostare al suo dominio. (Public Policy)

@pietrom79