Open Access a 5 stelle: i contenuti della proposta approvata alla Camera

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ROMA (Public Policy) – Allineare il nostro Paese ai passi e ai progressi fatti da molti altri Paesi Ue negli ultimi anni in materia di open access, dando la possibilità a scienziati e ricercatori, ma anche ai cittadini, di condividere le proprie ricerche e di accedere alla letteratura scientifica in modo libero e aperto. Sono questi i principali obiettivi contenuti in una proposta di legge in materia di accesso aperto all’informazione scientifica che è stata approvata la settimana scorsa dalla Camera.

La proposta legilslativa, a prima firma del presidente della commissione Cultura a Montecitorio Luigi Gallo (M5s), modifica in alcune parti il decreto Cultura del 2013. Dopo l’ok definitivo arrivato la scorsa settimana alla Camera, il provvedimento dovrà essere esaminato dal Senato.

Come ricordato più volte anche nel corso dei lavori in aula il testo del progetto di legge è volto, tra l’altro, a recepire le indicazioni di una raccomandazione della Commissione Ue, la 790 del 2018, sull’accesso all’informazione scientifica e sulla sua conservazione, in cui veniva chiesto agli Stati membri di garantire che le informazioni sugli accordi conclusi tra enti pubblici o gruppi di enti pubblici ed editori per la messa a disposizione dell’informazione scientifica fossero pubblicate per promuovere la trasparenza del mercato e la concorrenza leale, senza pregiudicare la protezione del know-how e delle informazioni commerciali riservate.

Il relatore della pdl, Paolo Lattanzio (M5s), durante l’esame in Aula, ha ricordato come “attraverso l’open access le idee, i saperi e la conoscenza possano circolare prima e maggiormente, innestando un più rapido processo di crescita da cui l’intera società può trarre beneficio, con effetti positivi evidenti anche sulla qualità della ricerca, sulle sua pubblicità e sulla trasparenza del comparto universitario”.

Vediamo, nel dettaglio, i contenuti della pdl:

WORK IN PROGRESS SCIENTIFICI

Come detto, la pdl modifica il decreto Cultura, innovando la disciplina in materia di libero accesso alle informazioni scientifiche prodotte nell’ambito di attività di ricerca finanziate con fondi pubblici.

In primo luogo si ridefinisce e si amplia l’ambito di applicazione e dell’accesso aperto, con la specificazione che si fa riferimento ai risultati e ai dati anche parziali della ricerca quando documentati in pubblicazioni scientifiche, in atti di convegni o in materiali audio e video inerenti alla ricerca e alla divulgazione scientifica, o comunque pubblicati su periodici a carattere scientifico. Così, ha ricordato Lattanzio, si “dà la possibilità di esplicitare, rendere pubbliche, palesi e trasparenti anche quell’insieme di ricerche non ancora terminate, quindi quei dati negativi al work in progress della scienza, che sappiamo essere assolutamente importante”.

Altro punto essenziale è la specifica puntuale delle soglie di finanziamento pubblico al raggiungimento della quale si applicheranno le nuove norme. Viene stabilito che queste norme varranno per ogni ricerca scientifica finanziata con almeno il 50% da fondi pubblici. Le misure sono adottate per quei soggetti che ripubblicheranno online, in maniera gratuita e per fini non commerciali.

Eliminato, poi, il parametro per cui le opere scientifiche, gli atti di convegno e i materiali audio e video debbano essere pubblicati soltanto su periodici che abbiano un numero minimo di due uscite annue.

Stabillita anche la puntualizzazione del periodo di embargo per la ripubblicazione, che passano ad un massimo di 6 mesi dalla prima pubblicazione in ambitotecnico-scientifico rispetto ai 18 precedenti. Per pubblicazioni delle aree umanistiche e sociali, invece, il limite massimo di embargo è fissato in un anno, la metà rispetto ai 24 mesi attuali. La ripubblicazione, senza fini di lucro, avviene nella rete internet, in archivi elettronici istituzionali o disciplinari.

Prevista l’adozione, entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, di un decreto da parte del Miur, di concerto con il Mibac, indirizzato a diverse azioni: dall’adozione di strategie coordinate per realizzare l’interoperabilità delle banche di dati ministeriali alla costituzione di un’infrastruttura nazionale per la diffusione e il ricorso all’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche, con l’adozione di linee guida per rendere interoperabili le banche di dati delle università e degli enti pubblici di ricerca. Prevista anche l’istituzione “di sistemi premiali” per università e enti pubblici di ricerca che favoriscano l’open access.

CONTRATTO NAZIONALE SERVIZIO RAI

Infine, grazie ad alcuni emendamenti presentati dalle opposizioni in commissione e riscritti dalla maggioranza, si dispone che il contratto nazionale di servizio stipulato dal Mise con la Rai promuova il potenziamento e la valorizzazione dell’informazione e della divulgazione scientifica su tutte le piattaforme e su tutti i canali, anche mediante “iniziative congiunte” con le università e con gli enti pubblici di ricerca. Per tali ragioni, il Mise, nella predisposizione dello schema di contratto di servizio, dovrà acquisire su questo punto il parere del ministro dell’Istruzione. (Public Policy) IAC