Com’è andata a finire con la proposta Meloni su Bankitalia

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(foto – DANIELA SALA/Public Policy)

ROMA (Public Policy) – La relatrice della pdl Meloni sulla nazionalizzazione di Bankitalia, Francesca Anna Ruggiero (M5s), ha depositato un emendamento – in commissione Finanze alla Camera – che punta ad abrogarne sul nascere le norme.

Al Senato, nel frattempo, è stato depositato un ddl comune Lega e M5s – a firma dei capigruppo Massimiliano Romeo e Stefano Patuanelli – recante ‘Modifiche dello statuto e degli organi della Banca d’Italia’, sulla pdl di FdI c’è stato un dibattito interno al Movimento 5 stelle e alla maggioranza, e non a caso il testo ha subìto negli ultimi mesi continui rinvii.

L’iter in commissione della pdl (‘Norme per l’attribuzione a soggetti pubblici della proprietà della Banca d’Italia’) era cominciato lo scorso 20 febbraio e infine, nella VI commissione di Montecitorio, erano arrivati circa 60 emendamenti, soltanto da FI e Pd. Lega e M5s non avevano invece presentato proposte emendative. Per la Lega l’intervento non appare necessario, e i deputati del Carroccio avevano l’intenzione di votare gli emendamenti soppressivi presentati dalle opposizioni. Con l’emendamento della relatrice arrivato martedì, la linea tra le due forze di maggioranza appare quindi comune verso la soppressione del testo.

Spiegano fonti M5s che la riduzione forzosa del valore delle quote di partecipazione avrebbe un impatto nei confronti dei risparmi dei cittadini: il 33% delle quote, per un valore pari a circa 2,5 miliardi di euro, sono state oggetto di cessione da parte delle banche che le detenevano originariamente. L’impatto riguarderebbe quindi anche 9 enti previdenziali (Enpam, Inarcassa, Cassa forense, Cassa nazionale dei dottori commercialisti, ente di previdenza dei consulenti del lavoro, Cassa ragionieri, ente nazionale di previdenza degli psicologi e anche Inps e Inail) e 7 fondi pensione. Quindi, in mancanza di un indennizzo, si arrecherebbe un pregiudizio ai pensionati.

Il M5s aveva presentato una proposta sulla stessa linea nella scorsa legislatura ma, viene precisato, tale proposta avrebbe esplicato i suoi effetti prima del trasferimento e non avrebbe inciso su chi ha acquistato le quote, come invece avviene con la soppressione (proposta dalla pdl Meloni) della norma del dl 133/2013 che ha rivalutato il capitale a 7,5 miliardi. Tale soluzione normativa, per il M5s, avrebbe potuto essere immaginata solo immediatamente in seguito all’entrata in vigore di tale decreto, così che la sopressione della rivalutazione non avrebbe avuto effetti negativi nei bilanci delle banche beneficiarie della stessa rivalutazione. Per il M5s la proposta Meloni non soddisfa neanche – infine – l’esigenza auspicata di evitare possibili conflitti di interessi tra la governance di Bankitalia e i partecipanti al capitale. (Public Policy) GIL