Il Reddito di cittadinanza ai tempi del Covid: i numeri

0
reddito di cittadinanza

ROMA (Public Policy) – Il numero di soggetti raggiunti dal reddito di cittadinanza è passato da circa 2,5 milioni di individui a gennaio 2020 a oltre 3,1 milioni a settembre 2020 – incremento di circa il 25% innescato dagli effetti dell’emergenza Covid – e una copertura della misura, rispetto agli obiettivi del legislatore, superiore al 90%, con una forte correlazione tra povertà e sussidio, tale da ridurre significativamente l’entità della povertà, ovvero il poverty gap, grazie al miglioramento relativo delle condizioni degli interessati”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, illustrando giovedì a Montecitorio il XIX Rapporto annuale dell’Istituto.

Il rdc ha ridotto il coefficiente di Gini, che misura le disuguaglianze tra le persone, di 0,7 punti percentuali. Si tratta della maggior riduzione negli ultimi dieci anni. L’intensità della povertà si è ridotta di circa 6 punti percentuali, da 39% al 33% circa. Il dato più importante è il trasferimento netto, oltre 7 miliardi, che grazie al reddito di cittadinanza va verso il decimo più povero della distribuzione. Per queste persone, il saldo tra tasse pagate e benefici ricevuti, che prima del reddito di cittadinanza era nullo, oggi è pari a –20%”, ha evidenziato il presidente dell’Istituto.

Il presidente ha poi offerto un quadro sulla misura: “Dall’ultimo rapporto sul rdc, emerge che i nuclei percettori si concentrano nelle Regioni del Sud e nelle Isole, raggiungendo il 61% del totale, seguono le Regioni del Nord con il 24% ed infine quelle del Centro con il 15%. L’importo medio mensile erogato dall’istituzione della prestazione rdc/pdc ad oggi è pari a 526 euro; mediamente vengono erogati 563 euro per il Reddito di cittadinanza e 246 euro per la Pensione di cittadinanza. Rispetto a tale media nazionale, l’importo è superiore del 7% nelle Regioni del Sud e delle Isole e inferiore dell’8% e del 14% rispettivamente nelle Regioni del Centro e del Nord”.

I nuclei con minori – ha detto Tridico – sono 468 mila e rappresentano il 35% dei nuclei beneficiari coprendo il 57% delle persone interessate. I nuclei con disabili sono 247 mila e rappresentano il 19% dei nuclei beneficiari, coprendo il 19% delle persone interessate. Di 3,1 milioni di persone coinvolte, 813 mila sono minorenni”.

I dati sul Reddito di cittadinanza, “non devono comunque nascondere le possibilità di miglioramento” dello strumento, ha poi precisato Tridico. “Per raggiungere una maggiore efficacia nei controlli è necessario migliorare la condivisione delle banche dati della Pa e consentire, nel totale rispetto della riservatezza dei dati personali, incroci e controlli individuali con banche dati esterne all’Istituto, con informazioni che possano avere origine anche a livello locale. Un delicato bilanciamento tra privacy e controlli, che l’istituto sta cercando di percorrere, del resto, su tutte le prestazioni”, ha aggiunto.

“Su un fronte opposto, il legislatore potrebbe individuare come obiettivo prioritario la numerosità e la rigidità delle soglie esistenti per accedere al Rdc, tipiche dell’Isee (reddito, patrimonio mobiliare e immobiliare) che tuttavia il legislatore ha scelto proprio a protezione contro ‘falsi poveri’ e che, insieme alla esclusione dei cittadini non italiani presenti nel Paese da meno di 10 anni, comporta l’incompleta risoluzione del problema della povertà. Inoltre, la scala di equivalenza attuale potrebbe essere resa più vantaggiosa per le famiglie numerose”, ha ancora suggerito. “La semplificazione dei requisiti e un possibile allargamento della platea dei potenziali beneficiari, così come è stato sperimentato con il Reddito di emergenza durante il periodo emergenziale, potrebbe migliorare l’efficacia del Rdc”, ha ancora specificato.

Inoltre, “va migliorato il collegamento con le politiche attive e con i progetti sociali utili alla collettività (i Puc), coinvolgendo in misura maggiore i Comuni, gli enti locali e il terzo settore. Le politiche attive di per sé non creano posti di lavoro. Esse possono favorire l’incontro tra domanda e offerta, ma la domanda di lavoro nasce soprattutto da investimenti produttivi. Il sistema del rdc, nella parte relativa alle politiche attive, facilita l’incontro tra domanda e offerta. Sicuramente ci sono margini di miglioramento rispetto alla formazione e al reinserimento, e bisogna fare ancora molto sui Centri per l’impiego, su cui però per la prima volta si è investito 1 miliardo di risorse, grazie proprio al fondo del rdc. Di questo si occupano Anpal e le Regioni”, ha concluso il presidente dell’Inps. (Public Policy) FRA