Resocónto – Conclusione delle conclusioni

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di Gaetano Veninata

ROMA (Public Policy) – Ci sono dei momenti in cui – in Parlamento – le emozioni prendono il sopravvento sulle mozioni. È successo la settimana scorsa in aula alla Camera. Ed è tutto così etereo, così distante dalla fredda e dura realtà, che vien voglia di dire ai Trump del mondo: ma che vi agitate a fare, venite qui con noi, parliamo di…già, di cosa?

Di un tema “che sembra irrilevante” ma è invece – come tutti i temi che sembrano irrilevanti – “fondamentale” (come se non ci fosse una via di mezzo): stiamo parlando delle maratone. O meglio: della mozione a prima firma Maurizio Lupi “concernente iniziative volte a promuovere le maratone e ad incentivare la partecipazione di atleti stranieri a tali eventi, con particolare riferimento ai profili afferenti alla tutela sanitaria”.

Alla fine del suo intervento, Lupi arriva alla – parole sue – “conclusione delle conclusioni“:

“Ho sentito il presidente del Consiglio, ma tantissime volte in tantissimi interventi, quando si vuole far capire che l’impresa è epica, che l’impresa è un’impresa importante, si dice ‘faremo una maratona, faremo una maratona lunga tre anni, è importante la maratona’. Chiunque per una volta, nella sua vita, ha fatto una maratona sa che cosa vuol dire la maratona. Sa che la maratona è il paradigma della vita, ed è per questo che diventa un esempio: perché nella maratona c’è la sfida, la sfida personale, c’è il sacrificio, c’è la preparazione, c’è la volontà, c’è la passione, ci sono gli imprevisti, c’è la fatica che affronti e che sei capace di affrontare da solo, ma se sei insieme ad altri questa fatica, e se la corri con degli amici questa fatica la puoi superare. Ma ancora di più sai che la fatica la puoi superare solo se hai la certezza del traguardo. Il traguardo esiste, il traguardo c’è, ed è la ragione per cui tu, avendo chiara la certezza dello scopo, avendo chiaro il traguardo, arrivi alla fine.

“Ma c’è un momento in cui c’è una parola che chiunque si è cimentato nella maratona, qualunque tempo voglia fare, dal record del mondo di 2 ore e 1 minuto fino alle 7, 8 ore che uno vuole fare per sfidare se stesso, sa che c’è in gioco la libertà. C’è un momento – al trentesimo, al trentatreesimo chilometro, al trentacinquesimo chilometro – in cui tu sei da solo e devi decidere: ti puoi ritirare oppure puoi andare avanti, e decidi di arrivare a tagliare quel traguardo solo, non con la forza delle gambe o delle energie che non hai più, ma solo con la forza del cuore, con la passione, con l’idea che l’uomo può vincere qualsiasi sfida solo se ha la mente rivolta non verso il basso, verso se stesso, verso la propria capacità, ma verso l’alto, verso l’infinito, verso lo scopo più grande. In questo Parlamento lo chiameremmo bene comune. Per questo la maratona è la metafora della vita ma è la metafora anche di un Paese, l’Italia, che vuole continuare a guardare al proprio futuro”.

Io, deputato, voglio prenderla in parola: inizio a correre. (Public Policy)

@VillaTelesio