Riforme e dintorni: le richieste di Pd, Leu e Iv al Movimento 5 stelle

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di Sonia Ricci

ROMA (Public Policy) – Pd, Leu e Italia viva chiedono un segnale all’alleato di Governo, il Movimento 5 stelle, per avviare il percorso costituzionale deciso con il programma di Governo. Un ‘colpo’ che dovrà essere battuto prima di martedì 8 ottobre, giorno in cui l’aula alla Camera voterà il ddl sulla riduzione del numero dei parlamentari.

A chiederlo i parlamentari Emanuele Fiano (Pd), il capogruppo di Leu Federico Fornaro, Barbara Pollastrini (Pd) e Stefano Ceccanti (Pd) uscendo dalla commissione Affari costituzionali alla Camera, che ieri ha licenziato – con mandato al relatore – il ddl Fraccaro.

Il segnale di cui parlando i tre gruppi di maggioranza riguarda, nel dettaglio, l’avvio dell’iter per la modifica dei regolamenti parlamentari e la discussione di alcune modifiche costituzionali da presentare probabilmente al Senato. Quest’ultime, spiega Fornaro, “non devono per forza essere presentate ora, ma il Governo e la maggioranza si devono impegnare” e lo strumento per definire l’impegno potrebbe essere un ordine del giorno, magari da votare prima del ddl che riduce i parlamentari.

LE RICHIESTE

Superamento della base regionale con cui è eletto il Senato (con una modifica dell’articolo 57 della Costituzione), ritocco del numero dei consiglieri regionali per l’elezione del presidente della Repubblica, introduzione della presenza dei presidenti di Regione con diritto di voto durante l’esame delle leggi sull’autonomia differenziata, un nuovo voto di fiducia con il Parlamento in seduta comune (almeno per l’avvio del nuovo Governo) e introduzione della cosiddetta ‘sfiducia costruttutiva’ (anche questa da votare dalle due Camere riunite in seduta comune).

Sono queste alcune delle modifiche costituzionali chieste da Pd, Leu e Italia viva. Una delle sedi nella quale questi temi potrebbero essere trasformati in emendamenti è la pdl costituzionale Elettori, che modifica l’età di coloro che possono eleggere senatori (da 25 anni a 18 anni).

Dunque il sì di oggi di Pd, Leu e renziani è un via libera “a un contesto di riforme”, spiegano i deputati di maggioranza. E questo dunque dovrà portare a una revisione più ampia della Costituzionale con l’aggiunta di alcune “garanzie”, senza però dimenticare che più avanti dovrà essere varata una nuova riforma elettorale.

Innnanzitutto, per quanto riguarda la riforma dei regolamenti delle Camere questi dovranno tenere conto in futuro della riduzione dei parlamentari “per configurare soluzioni efficienti ed equilibrate e cercando un nuovo equilibrio tra voto a data certa e riduzione dell’uso della fiducia”, spiega Ceccanti.

In secondo luogo, si punta a trovare soluzioni per rafforzare il Parlamento rimuovendo alcune differenze tra le due Camere, ovvero l’età dell’ettorato attivo e passivo e l’elezione su base regionale per Palazzo Madama. Su quest’ultimo punto ci sono due ipotesi di intervento, ossia rivedere la base elettiva o per circoscrizioni oppure pluriregionale.

I tre partiti, poi, puntano a ridurre i delegati regionali nel collegio per eleggere il capo dello Stato, ad introdurre la presenza dei presidenti di Regione in Senato nella votazione delle leggi sull’autonomia differenziata e poi più sedute comuni per il Parlamento, sia per l’iniziale voto di fiducia e sia per la nuova sfiducia costruttiva che si punta a introdurre.

Infine, nel percorso di riforma, come detto, c’è anche il ripensamento della legge elettorale, anche tenendo conto dei problemi specifici che si pongono al Senato per la riduzione dei seggi nelle regioni medio-piccole, “oltre che degli interrogativi di fondo – aggiunge Ceccanti – rispetto al sistema ibrido oggi vigente“.

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@ricci_sonia