“Salva-Comuni? Non è un favore agli spreconi. E sulle lobby…”

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valente

di Paolo Martone

ROMA (Public Policy) – Se eletta presenterà una proposta di legge che disciplini l’attività di lobbying, e pensa che sia ora di introdurre forme di verifica obbligatorie per garantire la parità di trattamento nei salari tra uomo e donna.

Su questo, e su tanti altri temi, abbiamo fatto una chiacchierata con Valeria Valente, 41 anni, napoletana, di professione avvocato. Valente è deputata Pd uscente, e nell’ultima legislatura è stata membro della commissione Difesa, segretaria dell’Ufficio di presidenza e presidente del Comitato pari opportunità di Montecitorio.

Nella sua carriera politica è già stata assessore comunale a Napoli e più volte consigliere. Nel 2016 ha vinto le primarie cittadine del Partito democratico e si è candidata a sindaco del capoluogo campano, non riuscendo però a conquistare la poltrona di primo cittadino.

Dopo la sua prima legislatura a Montecitorio adesso è candidata al Senato nel collegio plurinominale Campania 2, al secondo posto dietro Matteo Renzi, e al terzo posto nel collegio Campania 1.

D. Partiamo dalla norma salva-Comuni inserita nell’ultima legge di Bilancio. Lei – che è anche consigliere comunale a Napoli – ha contribuito a scriverla e ha detto che si è trattato della “battaglia a cui ha tenuto di più”, definendola “la scelta migliore” in quella situazione. Ma non si corre il rischio che venga usata come un salvagente per continuare a fare debiti spalmando ancora di più quelli già esistenti?

R. L’emendamento Salva-Comuni non è stato un favore agli amministratori spreconi. Contiene norme molto rigide e stringenti per i Comuni che hanno già ricevuto richiami dalla Corte dei conti e impone tempi dimezzati per i controlli sui conti pubblici. Quella norma ha l’obiettivo di distinguere l’interesse dei cittadini da quello delle amministrazioni irresponsabili. Consente di dare un aiuto ai cittadini, ai lavoratori e alle imprese dei Comuni in difficoltà, come lo è Napoli, ma dall’altro garantisce che le amministrazioni si assumano le loro responsabilità, attenendosi rigorosamente ad un percorso di risanamento, pena l’automatico default dell’ente. Il Partito democratico e il Governo hanno dimostrato di mettere al primo posto l’interesse generale dei cittadini. Per questo è stata la scelta migliore. Credo che questa sia anche la strada per la prossima legislatura, quando si porrà il tema di rinnovare il patto tra i livelli di governo nazionali e territoriali. La linea guida dovrà essere reale autonomia in cambio di reale responsabilità.

D. In qualità di segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera ha lavorato anche sul nuovo Regolamento delle lobby, in vigore dal febbraio 2017. Il Regolamento è senza dubbio un’innovazione importante, ma rimangono alcune lacune: ad esempio, chi si iscrive all’apposito registro dei rappresentanti di interessi non deve dire di quante risorse economiche dispone, né se ha contribuito alla campagna elettorale di quel deputato o di quel partito. Con l’entrata in vigore della nuova legge sul finanziamento della politica, che affida tutto alla contribuzione privata, non sarebbe stato utile disporre un obbligo di trasparenza ulteriore? 

R. Il regolamento adottato dalla Camera è stato un passo avanti fondamentale perché introduce un registro dei lobbisti e dà una definizione chiara dell’attività di rappresentanza di interessi. Ne riconosce l’importanza per il decisore pubblico e ne limita le possibili ingerenze in nome della necessaria trasparenza. D’altra parte, è proprio in nome di questa trasparenza che tutti i parlamentari sono tenuti a rendere pubblici i finanziamenti ricevuti durante la campagna elettorale. È un controllo a cui già oggi siamo sottoposti. Detto questo, manca ancora una legge nazionale che disciplini l’attività di lobbying. La discussione in questo Parlamento era andata avanti soprattutto al Senato. Io stessa ho presentato una proposta di legge in materia, che se eletta ripresenterò al Senato. Tra le altre cose affida all’Autorità nazionale anti corruzione le funzioni di controllo e garanzia per l’attività dei lobbisti. È sicuramente uno dei punti su cui la prossima legislatura dovrà dare risposte puntuali, così come sulla democrazia interna e sulla trasparenza di tutti i movimenti politici.

D. Nel programma elettorale il Pd propone l’affermazione del “principio concreto della parità di salario tra uomo e donna”. In che modo intendete procedere? 

R. Sono contenta che lei mi faccia questa domanda. Le condizioni del lavoro femminile sono un tema tanto fondamentale, quanto troppo spesso evitato, anche in questa campagna elettorale. L’occupazione femminile è ancora troppo bassa, spesso a causa di tutele troppo deboli per il reinserimento nel mercato del lavoro. L’altro punto è l’inaccettabile differenza di retribuzione tra uomini e donne che svolgono identiche mansioni; si tratta di una zavorra per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese da cui dobbiamo liberarci. Penso sia ora di introdurre forme di verifica obbligatorie per garantire la parità di trattamento. È una proposta che è nel programma del Partito democratico, ma credo possa diventare l’obiettivo di molte donne che saranno elette in Parlamento. Questa legislatura ha dimostrato che le donne parlamentari, anche se appartenenti a schieramenti diversi, se lavorano insieme possono raggiungere ottimi risultati sui temi dei diritti, del lavoro, del riconoscimento sociale.

D. Il Pd propone di ridurre il cuneo contributivo di 4 punti, dal 33% al 29%. Quali sono i costi di questa misura?

R. L’economista Tommaso Nannicini, uno degli estensori del programma economico del Pd, ha spiegato che la proposta di riduzione del cuneo avanzata dal Pd si applica a tutti i nuovi contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, quelli post Jobs Act. Stiamo parlando di un costo di circa 290 milioni all’anno, 1.8 miliardi in 10 anni. Secondo altri economisti, il provvedimento, per un effetto a cascata sui contratti già esistenti, potrebbe arrivare a costare un po’ di più, ma si tratta comunque di costi graduali, spalmati nell’arco di una legislatura, la cui la sostenibilità sarebbe garantita anche dal maggiore gettito dovuto all’incremento degli occupati e dall’effetto positivo sui consumi e sul sistema economico che misure analoghe, come lo sgravio per i nuovi assunti, hanno già fatto registrare in questi anni.

Noi vogliamo proseguire lungo la strada aperta dalla nostra riforma del mercato del lavoro. Il lavoro stabile dovrà costare meno e in modo strutturale. Grazie all’ultima legge di Bilancio, già oggi c’è uno sgravio triennale per chi stabilizza i giovani. Vogliamo andare avanti riducendo il costo del lavoro di tre/quattro punti, da attuare in maniera graduale lungo i cinque anni della prossima legislatura. Questo intervento è pensato dentro una politica costante e credibile di riduzione del rapporto debito/Pil. Non lo facciamo solo per un vincolo europeo, lo dobbiamo fare per investire nel futuro del Paese, liberando risorse per la riduzione delle tasse, sostegno agli investimenti e contrasto della povertà.

D. Vi riproponete di approvare nella prossima legislatura la legge sul diritto di cittadinanza per i minori nati e cresciuti in Italia. Sarà più facile senza Angelino Alfano e con i centristi ridimensionati? Ritiene possibile una convergenza con LeU sul tema? 

R. Ricordo che stiamo parlando della cittadinanza per i bambini nati in Italia da genitori stranieri in possesso del permesso di soggiorno, bambini che vanno a scuola e crescono con i nostri figli. Una società capace di riconoscere nuovi diritti è una società dove è più facile integrarsi. E una società integrata è anche più sicura. Quella legge ha scontato un passaggio politico difficile, quando le elezioni erano ormai alle porte. Il Partito democratico ha condotto con orgoglio questa battaglia, che non è stata inutile. Il futuro Parlamento dovrà essere capace di raccogliere i semi che abbiamo piantato, facendo prevalere i diritti di quei bambini e l’interesse di tutti per una società più coesa.

D. Dopo le elezioni giudica possibile un riavvicinamento complessivo con Liberi e Uguali o la frattura è troppo profonda? 

R. Io continuo a pensare che con gran parte di Liberi e uguali ci sia un campo programmatico comune e distante da quello dei vari estremismi di centrodestra e populisti. Credo poi che il clima elettorale che, da più di un anno, ha quasi continuamente circondato le vicende politiche del Paese non abbia favorito. Oggi il Paese ha di fronte una questione sociale che si pone nei termini nuovi dell’innovazione tecnologica e della società della conoscenza. Ne sono coinvolti gli operai dell’industria 4.0, i settori dei trasporti e della logistica, gli operatori sociali, gli impiegati della pubblica amministrazione. Questo è il terreno su cui le forze riformiste possono costruire azioni di governo innovative e nuovi modelli di protezione sociale. Mi auguro che dal 5 marzo saremo tutti all’altezza del compito.

D. Lei è candidata al Senato nel collegio plurinominale Campania 2, al secondo posto dietro Renzi, e al terzo posto nel collegio Campania 1. Dopo aver sostenuto, insieme al suo segretario, la necessità di abolire il bicameralismo perfetto, adesso si candida proprio a Palazzo Madama. Perché? 

R. Con il voto referendario del 4 dicembre 2016 i cittadini hanno deciso di mantenere l’attuale assetto costituzionale, in cui il Senato ha gli stessi poteri e le stesse funzioni della Camera. Candidarsi in questa campagna elettorale al Senato è, quindi, un modo per rispettare la volontà di tutti gli elettori e, allo stesso tempo, per lanciare un segnale di unità, perché non esiste un’Italia del Sì e una del No, ma esiste un Paese che vuole guardare al futuro con maggiore fiducia e ottimismo e noi ci candidiamo a governarlo, senza fratture o divisioni. Quanto alla mia candidatura ho risposto con entusiasmo alla proposta del mio partito. Questa campagna elettorale è stata l’occasione per spiegare le ragioni di un impegno che può continuare.

D. Secondo Renzi la maestra che a Torino ha insultato in piazza le forze dell’ordine, augurando loro di morire, andrebbe licenziata. Lei è d’accordo?

R. Non voglio contribuire ad aizzare un clima che mi sembra già abbastanza acceso. Quell’insegnante ha sbagliato a pronunciare quelle parole e ha sbagliato doppiamente a rivendicarle. Ha ragione Renzi a dire che chi aggredisce le forze di polizia impegnate a fare il loro mestiere non ha nessuna ideologia. Su questo punto la risposta culturale deve essere ferma, tanto più nel caso di una violenza grave e premeditata come quella andata in scena a Torino. Eviterei, però , di farne una questione da Mezzogiorno di fuoco. La fermezza nel mantenere l’ordine pubblico, anche in situazioni di alto rischio , si misura con l’efficacia dei provvedimenti. E mi pare che la risposta venuta dal Governo e dalle forze di polizia a Torino sia stata tempestiva.

D. L’inchiesta di Fanpage sulla Campania e i rifiuti è stata l’argomento politico nazionale per giorni. Cosa ha pensato dopo aver visto quei video? 

R. Massimo rispetto per il lavoro e l’autonomia dei giornalisti, ma io sono contraria ad ogni forma di processo mediatico. Credo che quel video possa essere visto da diverse angolature, non soltanto guardando a chi è ripreso, ma anche a chi si è prestato a farsi riprendere e a chi lo ha ideato. Sono tutte prospettive su cui però non è compito dei politici esprimersi ora che le indagini sono aperte.

D. Per cosa si vuole impegnare in prima persona nella prossima legislatura? 

R. L’impegno per la mia comunità continuerà sui temi portanti dello sviluppo economico e sociale di Napoli, del territorio campano e del Mezzogiorno. Gli investimenti messi in campo dal Governo in questi anni con il Patto per Napoli e per la Campania sono grandi occasioni che devono essere colte per liberare le risorse che il Mezzogiorno possiede. Su ricerca e innovazione dobbiamo riuscire a trovare soluzioni e modelli operativi che facciano cooperare le eccellenze che abbiamo. I diritti delle donne continueranno ad essere una mia priorità, a cominciare da una migliore occupazione femminile. (Public Policy)

@PaoloMartone