Appalti e dintorni: l’ultima bozza dello Sblocca cantieri

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ROMA (Public Policy) – Saranno le stazioni appaltanti a indicare nel bando di gara la quota massima dei contratti di lavori, servizi o forniture che si può subappaltare, che comunque non potra superare il 50% del totale. Lo prevede, come anticipato nei giorni scorsi, un’ultima bozza del dl Sblocca cantieri, presa in visione da Public Policy, sul tavolo dell’ultimo pre Consiglio dei ministri.

Attualmente il limite massimo di subappalto è fissato dal Codice al 30%.

Si va anche verso un innalzamento da 150mila a 200mila dell’importo per affidamenti di lavori mediante procedura negoziata, consultando almeno 3 operatori economici (oggi sono 10).

Quello di allargare le maglie della procedura negoziata, quindi senza gara, per gli appalti di valore non elevato, è un obiettivo sostenuto in particolare dalla Lega. Anche nelle precedenti bozze del dl Sblocca cantieri si interveniva sul punto, modificando il Codice dei contratti.

Le modifiche delle ‘vecchie’ bozze prevedevano un abbassamento da 10 a 3 del numero degli operatori economici per gli affidamenti di importo pari o superiore a 40mila euro e inferiore a 150mila euro per i lavori. I dieci operatori economici erano invece da consultare per gli affidamenti, sempre tramite procedura negoziata, di lavori di importo tra i a 150mila e inferiore a 350mila euro, intervallo non previsto dall’attuale Codice.

Quindi, l’intervallo attualmente previsto dal Codice (150mila euro-1 milione di euro) per il quale occorre consultare almeno 15 operatori economici, veniva rimodulato in 350mila euro – 1 milione.

In sostanza, quindi, nella vecchia bozza si tagliava il numero degli operatori economici che le stazioni dovevano consultare per gli importi fino a 150 mila euro; inoltre veniva previsto un nuovo intervallo (150-350 mila euro) per il quale si potevano consultare 10 operatori; l’obbligo di consultazione di 15 soggetti, quindi, sarebbe scatttato solo da 350 mila euro (e non più 150 come è oggi).

Con l’ultima versione, quindi, si rimodula ancora l’intervento. Si allargano le maglie per gli affidamenti tramite procedura negoziata, ma in maniera più limitata rispetto a quanto previsto da bozze precedenti.

Altra novità potrebbe essere il ritorno dell’appalto integrato, almeno per progetti definitivi approvati entro il 31 dicembre 2020.

Nello specifico, la bozza punta a prevedere la reintroduzione dell’appalto integrato per un periodo temporaneo stabilendo che il divieto di appalto integrato, stabilito dal Codice degli appalti, non si applica per le opere i cui progetti definitivi siano approvati dall’organo competente entro il 31 dicembre 2020, con pubblicazione del bando entro i successivi dodici mesi dall’approvazione deigli stessi progetti.

Un’altra norma, invece, stabilisce che per gli interventi ricompresi tra le infrastrutture strategiche, già inseriti negli strumenti di programmazione approvati, le varianti da apportare al progetto definitivo approvato dal Cipe, qualora non superino il 50% il valore del progetto approvato, sono approvate esclusivamente dal soggetto aggiudicatore.

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FRA