Turati (M5s): alleanze dopo il 4? Serve senso di responsabilità

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di Sonia Ricci

ROMA (Public Policy) – “Bisogna avere senso di responsabilità”: se il 5 marzo le elezioni politiche non definiranno una chiara maggioranza in Parlamento si dovrà discutere dei temi con gli altri partiti ed “eventualmente” stringere un’alleanza, così come successo in Germania negli ultimi mesi.

Poi si deve puntare molto sulla crescita di settori come quello delle energie rinnovabili e il turismo, “che possono generale molti nuovi posti di lavoro” e per evitare le crisi bancarie “serve un sistema di tutela, un’assicurazione, che ripari dai rischi i risparmiatori”.

Paolo Turati, economista, esperto d’arte, e soprattutto candidato nel collegio uninominale della Camera a Torino (quartieri centro-collina), per il Movimento 5 stelle, spiega a Public Policy le “ricette” economiche M5s in vista delle elezioni del 4 marzo. A partire dall’aumento della domanda interna che – spiega – “può tornare a crescere solo grazie a investimenti mirati”. Questi possono essere fatti “aumentando il debito”, con “un vero taglio alla spesa pubblica” e un riordino delle tax expenditure.

D. Il vostro programma vale 75 miliardi di euro. Il Pd in particolare sostiene che le coperture scelte sono solo “fantapolitica”. 

R. Tutt’altro, è un programma ambizioso. A copertura ci sono cose del tutto realizzabili: 32 miliardi dalla spending review, altri 20 dall’abolizione di determinate franchigie fiscali concesse a pioggia negli ultimi anni e un incremento del deficit fino al 3%.

D. Delle “tax expenditure” si è parlato spesso ma di fatto nessuno è mai intervenuto in maniera incisiva. Come ci riuscirete?

R. Governi di larghe intese, nel bene o nel male, probabilmente hanno avuto molti veti incrociati e per questo non sono intervenuti. Ma un riordino è possibile.

D. Tra i punti del vostro programma c’è un taglio dei costi della politica di 50 miliardi. Pensa che sia realmente fattibile?

R. Quella voce conta anche il taglio della burocrazia. A partire dalle 8mila società partecipate dello Stato di cui molte non hanno neppure un dipendente. Lì è difficile mettere mano se non c’è volontà politica, ma c’è molto da tagliare. La riforma Madia dovrebbe portare degli effetti, ma si può fare molto meglio.

D. Poi c’è la proposta di far leva su debito per finanziare gli interventi futuri di politica economica.

R. Rimane il vincolo del 3% ma l’aumento si è ottenuto anche in passato a fronte di determinati impegni. E anche altri Stati lo hanno fatto, come la Francia. A fronte di una politica virtuosa si può ottenere il via libera dell’Unione europea. Quelle risorse servono per investire in settori dove è ancora possibile creare migliaia di posti di lavoro: sicuramente quello dell’energia pulita, oggi il nostro Paese si aggira intorno al 21%. Ma può tranquillamente raddoppiare la sua produzione investendo sulle infrastrutture dall’idroelettrico all’eolico, dal solare alle biomasse. Importanti economisti ci dicono che è possibile generale 12-15mila posti d lavoro fissi con ogni miliardo investito in questo settore. C’è poi il grande settore del turismo e dell’enogastronomia.

D. Quindi più debito per più crescita interna?

R. Si tratta di ingenerare un ciclo virtuoso in cui si cresce grazie agli investimenti e per questi servono risorse. Una parte possono provenire dalla spending e, un’altra, da un aumento del debito. Se si cresce si aumentano i posti di lavoro, che portano un’aumento della domanda interna e, quindi, dei consumi. Insomma, bisogna creare le condizioni perché la gente torni a spendere.

D. Parliamo di banche. Il Movimento è sempre stato molto critico sulle soluzioni messe in campo negli ultimi due anni. Lei cosa propone?

R. Sicuramente limitare tutto a controlli “ex post” non è possibile. Se la banca non viene strutturata in un certo modo pensare che certe cose non succedano è una mera illusione. Bisogna creare le condizioni per cui le banche non possano effettuare operazioni di travaso, proponendo investimenti speculativi e simili, e, soprattutto, bisogna porre le condizioni e gli argini per la tutela dei risparmiatori. Ad esempio, si potrebbero studiare dei meccanismi che implementino, anche a livello privatistico, la copertura dei fondi interbancari di tutela. Imponendo a chi esercita il credito anche di avere una copertura assicurativa.

D. Molto va discusso con l’Unione europa, non decidiamo tutto da soli. Quale sarà il vostro atteggiamento nei confronti dell’Ue?

R. Bisogna sicuramente avviare una discussione con i partner europei e verificare la disponibilità che ci sono per poter tutelare – ad esempio – i risparmiatori. In generale, Di Maio ha già chiarito la questione. Si tratterà di farsi portatori di interessi italiani, con un’azione che serva a tutelare il nostro Paese, rinegoziando alcuni trattati.

D. C’è stata una polemica sul suo passato politico, in particolare sulla sua collaborazione con alcuni esponenti di Forza Italia.

R. Questa polemica nasce dalla mia attività civica sul territorio. Un esperienza ventennale ma non propriamente legata ai partiti. Ho svolto attività solo per raggiungere determinati obiettivi e per alcuni progetti mirati. Prima con il centrosinistra sul “social housing” e poi con il centrodestra sulla tutela del risparmio.

D. Stando ai sondaggi è molto probabile che nessun partito abbia la maggioranza in Parlamento. Lei è d’accordo sull’eventualità di stringere un’alleanza?

R. Se il voto confermerà i sondaggi, per forza, bisogna avere senso di responsabilità. Sono cinque anni che diciamo che non abbiamo parlamentari democraticamente eletti, quindi se un Parlamento ci sarà bisogna trovare le condizioni. Se si confermerà questo equilibrio tripartitico si dovrà cercare una possibilità per dare agli italiani una maggioranza stabile. Lo hanno fatto anche in Germania. Bisognerà farlo parlando dei temi. (Public Policy)

@ricci_sonia