Twist d’Aula – Il Pd tra ddl Zan e morti sul lavoro

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Non è stato facile ritrovare l’orario di uscita del post, forse perché quello precedente era uno sponsorizzato dove Fedez si metteva smalto rosa sulle unghie. In ogni caso, la polemica sulla presunta “censura all’artista” al concerto del Primo Maggio è esplosa nella notte tra sabato e domenica. Su Twitter Enrico Letta è arrivato in supporto una prima volta alle 11.01 e, come se non bastasse, una seconda alle 11.37. Diciamo quattro ore dopo la sveglia di domenica mattina.

Solo per avere un’idea, la triste morte di Luana D’Orazio è diventata di dominio pubblico martedì intorno alle 10. In mattinata sui social sono intervenuti in molti – compresi Lega e 5 stelle – perché la tragedia è esemplare e aiuta a ricordare i quasi mille morti sul lavoro che si verificano ogni anno. Tuttavia, il Pd ed Enrico Letta ci hanno messo un po’ di più. Il cinguettio del segretario è arrivato alle 17.42. Quasi 8 ore dopo. Tra l’altro, solo dopo le molteplici telefonate arrivate al vicepresidente del Pd, Peppe Provenzano. E senza che il ministro del Lavoro Andrea Orlando dicesse una sola parola al riguardo. Insomma, c’è stato bisogno che qualcuno glielo facesse notare.

La politica è anche scelta tra diverse priorità. E quelle dei dem sembrano chiare, con il ddl Zan che, a quanto pare, sembra avere la precedenza. Ma solo adesso, in un contesto di larga coalizione dove queste battaglie sono oggettivamente più difficili da vincere. La sinistra è stata infatti al Governo dal 2019 al 2021 e talvolta in coalizione, ma comunque con un ruolo da protagonista, anche tra il 2013 e il 2018 e tra il 2011 e il 2013. Quantomeno curioso che tutta questa battaglia sui diritti venga ingaggiata proprio ora. Curioso, oltretutto, che si voglia agire con uno strumento di repressione penale (peraltro ambiguamente formulato), come ha spiegato Maurizio Turco su Radio Radicale.

Si dirà: i diritti sono comunque una battaglia di sinistra. Certo, ma di solito si parte da quelli del lavoro, quelli economici, pur senza affondare nella concezione materialista della storia. Invece quel terreno è stato lasciato scoperto e, poiché prima o poi in politica i vuoti vengono sempre riempiti, in quella zona si sono piazzati Salvini e Meloni. Ciò che stupisce non è un Pd che insegue Fedez nonostante il contratto milionario con Amazon, i passati insulti agli omosessuali o il suo appoggio ai grillini. Quello che stupisce è un Pd che insegue la (legittima) strategia commerciale del rapper. Però i due dovrebbero fare mestieri diversi, diciamo, con la politica che dovrebbe indicare la strada; invece sembra che i ruoli si siano invertiti. Continuando così finirà che ci ritroviamo Bersani giudice a X-Factor. (Public Policy)

@m_pitta