Twist d’Aula – Una storia bancaria (sbagliata)

0
banche

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – In Parlamento qualcuno attende con ansia l’avvio della nuova commissione parlamentare di inchiesta sulle banche. Ma intanto, sul settore del credito, è arrivata già quella che al Mef definiscono “la notizia bomba”. La sentenza del Tribunale dell’Ue che ha accolto il ricorso della Popolare di Bari e bocciato le decisioni della Commissione, infatti, obbliga a guardare con occhio diverso sia al passato che al futuro delle banche.

Per vederci chiaro è necessario ricostruire la vicenda di una storia bancaria (sbagliata, parafrasando De Andrè). A dicembre 2014 la Popolare di Bari compra Tercas sulla base di un accordo: il Fondo interbancario versa 300 milioni per salvare l’istituto teramano e quello pugliese avvia un aumento di capitale di altri 350. Da quel momento, parte una spirale viziosa durata quattro anni. A gennaio, infatti, il decreto legge sulle popolari costringe quelle con più di 8 miliardi di capitalizzazione a trasformarsi in SpA e paradossalmente Bari ci rientra solo per l’acquisto di Tercas. Ma non solo. Ad aprile 2015 il commissario Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager definisce come “aiuto di Stato” l’intervento del Fondo interbancario, nonostante sia i soldi che l’ente fossero privati. E il 23 dicembre di quell’anno la Popolare di Bari è obbligata a restituire i 300 milioni. Da quel momento per l’istituto parte una spirale negativa: la perdita di liquidità porta alla vendita e al deprezzamento delle azioni, con conseguenti reclami e perdita di fiducia.

Il gruppo barese da 70 mila soci si salva con un’acrobazia, ricorrendo non più alla parte “obbligatoria” del Fondo, ma al “braccio volontario” che mette a disposizione 225 milioni di euro. E poi parte il ricorso congiunto della Popolare di Bari – guidato dagli avvocati Michele Crisostomo e Edoardo Gambaro – a cui si accordano con poco entusiasmo lo Stato e il Fondo. E arriva il sostegno di Bankitalia, che a quell’intervento aveva dato il via libera. Per arrivare a sentenza, comunque, passano circa tre anni in cui cambiano molte cose. Nel particolare banca Tercas, che perdeva 60 milioni l’anno, è oggi in attivo nonostante l’aggregazione sia partita con tre anni di ritardo e con un buco assai più grande di quanto riportato.

Soprattutto, a livello generale, il Fondo interbancario e cioè la mutualità tra istituti di credito è rimasto uno strumento finora inutilizzabile. Senza, per salvare la banca teramana, invece di 300 milioni “privati” ne sarebbero serviti almeno 700 “pubblici”. Un maggiore esborso che, però, non è stato evitato nelle successive, molteplici, operazioni di soccorso. Il salvataggio delle 4 banche (Etruria, Chieti, Ferrara e Marche), infatti, è costato 4,8 miliardi di soldi pubblici, più 740 milioni di obbligazioni azzerate e quello che hanno perso gli azionisti, più la crisi di fiducia che resta incalcolabile. Secondo Salvatore Maccarone, presidente del FIDT, con lo schema Tercas sarebbero bastati 2,2 miliardi. E dopo le “quattro” abbiamo poi speso circa 5 miliardi per le venete, 4,3 per Carige, 5,4 per Mps (di cui ora lo Stato è socio al 68%). Quasi 20 miliardi a cui aggiungere la perdita in Borsa di quasi il 60% di tutti i titoli bancari (specie dopo il deprezzamento a 17,5 del valore degli NPL).

Non c’è dubbio che negli anni, specie negli istituti legati al territorio, qualcosa sia andato storto. Ma certo il settore è stato indebolito sia dalla crisi economica – se un quarto delle imprese è andato in difficoltà non è un caso che le sofferenze fossero arrivate a pesare per un quinto del totale – sia da scelte strategiche sbagliate. Il Tribunale europeo ha condannato la linea della commissaria Vestager, di cui Patuelli ha chiesto le dimissioni. Ma certo in Italia, più che la battaglia populista per la difesa degli investitori in bond…. pardon “risparmiatori truffati” o contro il “banchiere cattivo”, cerchiamo di capire perché fino al 2013 non abbiamo speso praticamente un soldo per mettere in ordine il sistema, mentre altrove in Europa e nel mondo si arrivava a cifre stratosferiche. Solo con questo obiettivo la prossima commissione parlamentare di inchiesta potrebbe avere qualche utilità sistemica. Perché, oltre al passato, si potrebbe guardare con occhio diverso anche al futuro. (Public Policy)

@m_pitta