Twist d’Aula– Una scommessa (troppo) rischiosa

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muro grafica conti fisco

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Ultimamente Bankitalia e Fmi. Ma prima anche Goldman Sachs, Fitch, Standard & Poor’s, Pimco, Confindustria, Confcommercio, Barclays e Prometeia avevano ridotto le stime di crescita per l’Italia nel 2019. Ocse e Commissione lo hanno già fatto per il 2018 e ora si apprestano a farlo per l’anno in corso. E il Governo, suo malgrado, le ha già tagliate di un terzo. Aspettando la stima preliminare dell’Istat, purtroppo, è plausibile l’arrivo della terza recessione in dieci anni. Nel caso, oltre ai problemi per l’economia, ce ne saranno anche per i conti pubblici. In particolare sui due parametri chiave quali il livello di deficit e debito, non tanto in assoluto, ma rispetto al pil; che se per l’appunto “cala” fa aumentare il rapporto.

L’indebitamento corrente potrebbe essere affrontato, ancora una volta, con una manovra correttiva oltre che attraverso il pil potenziale, cioè quello depurato dagli effetti della congiuntura. Il problema del debito pubblico, invece, rischia di restare sul groppone. Anzi, di esplodere. Meno di dieci giorni fa è stato annunciato il nuovo record di 2.354,3 miliardi, 38.700 euro per italiano. Ora, nel terzo trimestre il debito era sceso di un decimale (dal 133,1% al 133%), anche grazie al segno più di crescita e inflazione. Tuttavia le cose sono cambiate, poiché ora è previsto il segno meno. Per questo le previsioni scritte dal Governo nella Nota di aggiornamento alla legge di Bilancio, secondo cui si arriverà al 130,7% nel 2019, per calare poi al 129,2% nel 2020 e al 128,2% nel 2021, restano abbastanza aleatorie. È vero che il nostro avanzo primario è costante (e cioè lo Stato incassa più di quanto spende, esclusi gli interessi), ma lo è anche il pericolo recessione.

Tanto che il rapporto appena pubblicato dalla Commissione europea prevede che il nostro debito è destinato a salire in dieci anni, addirittura al 146,5% del pil. Senza arrivare a tale cifra, anche il livello attuale ci rende vulnerabili, indifesi di fronte al rallentamento globale, dove la quantità di derivati in circolazione è superiore a quella precedente lo scoppio della bolla nel 2008, con il QE terminato e con una miriade di tensioni internazionali che rendono lo scenario assai incerto. Ora, si può dubitare delle previsioni di Bruxelles, come di quelle di tutti gli altri. Ma certo è una bella scommessa andare soli contro tutti. Anche perché tra qualche mese i bookmakers presenteranno il conto e non sarà piacevole posizione trovarsi in “debito (col) pubblico”. (Public Policy)

@m_pitta