Twist d’Aula – Cambio di stagione e nuovo ombrello Bce: cosa cambia

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Dopo dieci anni, siamo entrati in un’altra era. Oltre a guerra, inflazione e Covid si è infatti chiusa la stagione del “denaro facile” e contestualmente si trasforma il ruolo della Bce, che da organo tecnico diventa ogni giorno più politico. E, in tutto questo, cambia anche il rapporto tra la Ue e l’Italia, Paese una volta too big to fail – vedremo se lo sarà ancora, e a quali condizioni – e che oggi resta comunque fragile. Qualcosa da tenere a mente in vista della prossima legge di Bilancio.

Andiamo con ordine. La settimana scorsa a Francoforte è stato presentato il Transaction Protection Instrument, uno strumento a disposizione della Bce per favorire una corretta ed equilibrata trasmissione della politica monetaria nei diversi Paesi dell’eurozona ed evitare squilibri ingiustificati e attacchi speculativi. L’acronimo TPI, tuttavia, è già stato ribattezzato “To Protect Italy”. L’Italia, infatti, è tornata sotto la lente di ingrandimento: titoli decennali con rendimenti più alti di quelli greci, spread che si avvicina a quota 250, i credit default swap sull’Italia (le assicurazioni contro il rischio default) che costano 10 volte tanto quelle tedesche e che sono aumentate del 125% negli ultimi 12 mesi, crisi di Governo e 350 miliardi di debito pubblico aggiuntivo accumulati in due anni, con i tassi che tornano a salire e rendono più salati gli interessi sul debito. Ora, se questa condizione di debolezza non è inedita per l’Italia, qualcosa è cambiato a livello europeo.

Il 26 luglio del 2012, dieci anni fa esatti, Mario Draghi pronunciava a Londra il celebre “whatever it takes”. Da allora, una stagione di denaro a basso costo si è prolungata e ampliata nel tempo. Durante la pandemia è stato anche sospeso il Patto di Stabilità ed è stato varato il Next Generation Eu. Di questo approccio l’Italia è ed è stato il maggior beneficiario, con quasi 1.400 miliardi di dollari ricevuti in 24 mesi tra aiuti e stimoli monetari (pari a quasi il 70% del nostro pil). Insomma, in questi anni da Francoforte ci hanno aiutato a portare il peso del debito arrivato a circa 2.750 miliardi, il 150% del pil. Ora, però, quel tempo è finito. C’è chi accusa i “falchi” del Nord, ma il contesto economico, a partire da un’inflazione intorno all’8% non permette più di aumentare a piacere la massa monetaria in circolazione. Per cui non ci sarà più nessuno ombrello protettivo, potenzialmente senza limiti, aperto costantemente per tutti.

Anzi, pur senza svelare i dettagli, Christine Lagarde ha spiegato che l’obiettivo del TPI è assicurare la corretta trasmissione della politica monetaria nei diversi Paesi, evitando squilibri e attacchi speculativi ai singoli Stati. Il Consiglio direttivo della Bce potrà intervenire con discrezionalità, senza preavviso e senza alcuna richiesta da parte dei Paesi sotto attacco. Questo, che serve ad evitare che i mercati “anticipino” le scelte, conferisce un enorme, inedito, potere politico all’Eurotower. Tuttavia, lo “scudo” potrà essere alzato solo se ricorrono quattro condizioni: 1) nessuna procedura per deficit eccessivo e leggi di Bilancio rispettose degli impegni; 2) non ci devono essere squilibri strutturali; 3) il debito deve essere sostenibile; 4) il Pnrr deve essere rispettato. Altrimenti, addio protezione della Bce.

Insomma, non si potrà salire sul balcone di Palazzo Chigi a festeggiare il varo del Reddito di cittadinanza o Quota 102, pena la perdita della possibilità di intervenire. Da come è partita la campagna elettorale, dalle pensioni a 1.000 euro in poi, le forze politiche non sembrano tenere molto in conto questo cambio di rotta. Rimandati a settembre. Al 25. (Public Policy)

@m_pitta