Twist d’Aula
Per farla finita con gli autobus

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fico di maio

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Ora che si sta finalmente placando il dibattito molto naïf sull’autobus preso da Fico – come in passato si sono spenti quelli su altre operazioni immagine, dalla bicicletta di Renzi, alla Smart di Renzi, alla mano in tasca di Renzi, passando per l’Instagram di @meb, il trolley di Monti, la bandana di Berlusconi, l’Ulysse di Letta, fino al motorino di Rutelli – si può finalmente ragionare su quale sarà l’impronta della nuova presidenza della Camera.

Perché la linea annunciata del neo presidente è, in sintesi, quella di restituire centralità al Parlamento, dopo che il concetto sembrava finito in soffitta. Ma non si tratterebbe di una mera rilettura della Costituzione, che vuole l’assemblea come il baricentro degli equilibri politici e istituzionali, perché il contesto non è più quello del 1948. Lo scenario, infatti, è diverso sia se si osserva da lontano, con una prospettiva storica e globale, sia se guardato con la lente di ingrandimento della cronaca parlamentare.

A livello globale, nel mondo delle distanze ridotte, delle comunicazioni dirette, del Trump twittarolo e dei social media specialist dell’Isis, c’è bisogno di decisioni rapide e immediate, che mal si coniugano con i tempi dell’assemblearismo. In effetti, si parla da tempo di una progressiva “fusione” tra esecutivo e legislativo, come di un meccanismo che scardina la tradizionale separazione dei poteri. Almeno in teoria non sarebbe, però, una sottomissione supina del Parlamento al Governo, quanto piuttosto una simbiosi che però può funzionare solo se l’assemblea degli eletti funziona correttamente. Cosa che da noi non è evidentemente successa. Ed è qui che dobbiamo stringere l’inquadratura.

Perché se anche gli esecutivi del Terzo Millennio necessitano di poter agire con rapidità e autonomia, devono poi avere un Parlamento sufficientemente autorevole, così da legittimarli non solo attraverso le regole e le procedure, ma anche nella percezione pubblica, nella legittimità politica, nella sostanza delle cose. Purtroppo, silenziato dal ventennio del bipolarismo Berlusconi sì- Berlusconi no, soffocato nella decretazione d’urgenza, umiliato da voti di fiducia (ben 108 nell’ultima legislatura) usati perfino per imporre regole del gioco che hanno introdotto premi di maggioranza per sistemi elettorali proporzionali, il nostro parlamento non sta proprio benissimo, diciamo.

Stuprato da 566 cambi di gruppo, modifiche costituzionali approvate a strappi, canguri, ghigliottine, l’inserimento di norme microsettoriali e ordinamentali, ancorché vietate, in ogni legge finanziaria, l’uso strumentale delle relazioni tecniche per bocciare modifiche sgradite, ecco, di fronte a tutto questo sarebbe un bene che il Parlamento tornasse centrale; un luogo dove sia garantito un alto livello della discussione, dove non ci siano scorciatoie, come ha detto Fico.

Questo è il parlamento più giovane in assoluto (44 anni di media alla Camera, 52 al Senato), più rosa (il 34,6% di donne) e più “nuovo”(65% di new entry). Non ne sono esclusi i tre principali leader – in quello passato non c’erano Renzi, Berlusconi, Grillo – ma dovrebbe essere rappresentato lo spirito di cambiamento. Insomma, c’è l’occasione. Ora, tanto più se i 5 Stelle dovessero essere esclusi dall’accordo di governo, è ovvio che il ruolo di Fico (anche in base agli articoli 23 e 24 del Regolamento) sarà politicamente “pesante”. Ma un Parlamento di nuovo “centrale” sarebbe un tassello in più per restituire dignità all’istituzione e, quindi, alla politica. Un dietrofront rispetto alle forzature costituzionali viste nelle ultime legislature.

Forse la svolta più corretta, almeno fino a quando la Costituzione rimarrà la stessa e la legge elettorale sostanzialmente proporzionale. Certo, sarebbe fondamentale capire come declinare questa centralità sui decreti, sulle fiducie, sui ddl delle opposizioni. Vedremo, che nemmeno si è iniziato e già il lavoro a Montecitorio certo non manca. Come riportato da Public Policy, dal 23 marzo sono già 377 i progetti di legge annunciati alla Camera. E ci sono anche una serie di provvedimenti attuativi di riforme, di atti di recepimento di direttive Ue e di decreti del governo che devono ricevere il parere delle Commissioni.

Senza dimenticare il Def. Tanto che, nelle more dell’entrata a regime di Montecitorio, la capigruppo già ha mostrato ieri la possibilità che si istituisca una commissione speciale. Un primo, fondamentale, passaggio.

Nel frattempo, finiamola di parlare di autobus, che tanto passano sempre quando meno te lo aspetti, specialmente a Roma. (Public Policy)

@GingerRosh