Una Manovra dominata dall’inflazione: parla Cottarelli

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di Leopoldo Papi

ROMA (Public Policy) – Carlo Cottarelli, economista, senatore indipendente nel gruppo del Pd, commenta con Public Policy l’impostazione del disegno di legge di bilancio 2023, in attesa della trasmissione del testo varato dal Consiglio dei ministri di lunedì scorso alla Camera, dove nei prossimi giorni inizierà l’iter parlamentare.

D. Come valuta l’impianto generale della manovra?

R. È una legge di Bilancio dominata dall’inflazione. Nel senso che con un’inflazione ai livelli in cui siamo, occorre interpretare ciò che succede guardando alle voci che non vengono aumentate in linea con essa. Si vedrà così che la spesa sanitaria viene tagliata pesantemente, così come le voci relative alla pubblica istruzione e quelle relative alle pensioni, tagliate attraverso la non indicizzazione. Sulla sanità vengono messi 2 miliardi, che significano un aumento più o meno dell’1,5% della spesa, quando l’inflazione di quest’anno è al 12%, a cui bisogna aggiungere quella del prossimo anno. C’è quindi questa componente di tagli in termini di potere d’acquisto di cui si parla poco perché dalle tabelle non si vede. Tuttavia sono tagli effettivi.

D. Capitolo energia: il Governo stanzia quasi due terzi del budget 2023 alle misure per contenere il rincaro delle forniture energetiche. Ma è una dotazione relativa solo ai primi tre mesi del prossimo anno. Cosa accadrà dopo, se i prezzi dell’energia non scenderanno?

R. Questo rimane un punto di domanda. Non è stato secondo me di per sé sbagliato mettere stanziamenti soltanto per i primi tre mesi, data l’incertezza sulla situazione dei prezzi. Bisogna però essere consapevoli del problema, e forse a un certo punto iniziare a ridurre i sostegni, cercando di eliminare quelli non destinati ai redditi bassi. Non possiamo andare avanti con questi livelli di copertura. Viene rafforzata però l’idea che a livello europeo ci devono essere misure più efficaci per contenere il prezzo dell’energia.

D. Cosa si può fare a livello nazionale e sul lungo termine per ridurre la dipendenza energetica dall’estero e l’esposizione italiana ai rischi connessi al fabbisogno energetico?

R. Nel medio-lungo termine la via maestra sono le rinnovabili. Se c’è una cosa di cui abbiamo abbondanza nel nostro Paese è il sole, la cui energia arriva gratis. Ci sono però dei vincoli, come il problema della non costanza di fornitura. La geotermica non ha questa criticità, ma ne abbiamo poca, salvo un po’ in Toscana. Ci vuole quindi qualche cosa che compensi l’intermittenza delle fonti rinnovabili: per questo penso sia necessario andare avanti anche con la ricerca nel nucleare. Non dico certo che bisogna ricominciare subito a costruire centrali, anche perché servirebbe un referendum, visto che ce ne sono stati già due. La strada maestra sono senz’altro le rinnovabili, ma non abbandoniamo la ricerca in questo settore che non è alternativo, ma complementare ad esse.

D. Per quanto riguarda le prospettive generali delle finanze pubbliche, considerando il nostro elevato debito pubblico, la chiusura dei programmi della Bce di acquisto di titoli pubblici (Pepp e Pspp) e la possibile riduzione del rinnovo del debito, secondo lei quanto è esposta l’Italia al rischio finanziario?

R. Per quanto riguarda il rinnovo credo che la Bce ci andrà ancora lentamente. La presidente Christine Lagarde ha detto semplicemente che a un certo punto occorrerà pensare alla riduzione del balance sheet della Banca centrale. Ma il rinnovo va avanti, non c’è nessuna data, e anzi c’è una certa flessibilità per cui quando scade un titolo tedesco può essere rimpiazzato da un titolo italiano. I tassi di interesse inoltre rimangono per il momento bassi in termini reali e siamo ancora in un mondo in cui dovrebbero rimanere relativamente bassi. L’inflazione sta aiutando, da questo punto di vista. Ma il problema del debito rimane. In assenza di shock economici, continuo a pensare che continuerà ad essere acquistato abbastanza facilmente dai mercati finanziari. Ma cosa succederebbe in caso di uno shock economico, tipo il Covid o la crisi del 2008-9? In tale evenienza rimaniamo nelle mani della Banca centrale europea. Il che significa che il debito dobbiamo continuare a ridurlo, non possiamo dimenticarci del fatto che ci espone al rischio di andare a fondo in presenza di uno shock, a meno di un intervento della Bce. Che per ora c’è sempre stato, ma non ci possiamo contare sempre su quello, magari gli equilibri all’interno della Bce cambieranno. (Public Policy)

@leopoldopapi