ROMA (Public Policy Bytes) – L’intelligenza artificiale non ha ancora innescato un’ondata di licenziamenti di massa, ma ha già provocato un rallentamento nell’accesso dei giovani ad alcune professioni e ricalibrato le stime di crescita economica a lungo termine. È quanto emerge da una nuova ricerca pubblicata dai ricercatori di Anthropic, che analizza l’impatto reale dell’IA sul mercato del lavoro introducendo la nuova metrica dell'”esposizione osservata”.
A differenza delle valutazioni precedenti, che si limitavano a stimare le capacità teoriche dei grandi modelli linguistici (Llm), il concetto elaborato dall’azienda di Dario Amodei combina tali capacità con i dati di utilizzo nel mondo reale, attribuendo un peso maggiore ai casi in cui l’IA automatizza effettivamente il lavoro, piuttosto che limitarsi a supportarlo.
L’IA – sostiene il paper – sarebbe ancora lontana dal raggiungere la sua massima capacità teorica: la “copertura” effettiva – ovvero il suo uso concreto in ambito professionale – rappresenta solo una frazione di ciò che sarebbe tecnicamente fattibile. Ad esempio, nelle occupazioni in ambito informatico e matematico, sebbene i modelli di IA avrebbero il potenziale teorico di eseguire il 94% dei compiti, il loro impiego effettivo attuale copre appena il 33% delle mansioni.
Secondo i dati, i programmatori informatici risultano attualmente i più esposti, con una copertura del 74,5%, seguiti dagli addetti al servizio clienti (70,1%) e dagli operatori di data entry (67%). All’estremo opposto, il 30% della forza lavoro ha un’esposizione all’IA pari a zero. Le professioni che oggi risultano in assoluto meno esposte includono cuochi, meccanici, bagnini e lavapiatti.
Al contrario, i lavoratori nelle professioni con maggiore esposizione hanno il 16% di probabilità in più di di essere donne, l’11% in più di essere bianchi e quasi il doppio delle probabilità di essere di origine asiatica rispetto alle categorie non esposte. Inoltre, si tratta di figure che, attualmente, guadagnano in media il 47% in più e possiedono livelli di istruzione nettamente superiori – il 17,4% ha una laurea specialistica, contro il 4,5% del gruppo non esposto.
A livello macroeconomico – sottolinea lo studio – dallo spartiacque segnato dal lancio di ChatGPT alla fine del 2022 a oggi non è stato registrato alcun aumento sistematico della disoccupazione tra i lavoratori altamente esposti all’IA. La variazione del tasso di disoccupazione per questo gruppo è descritta dai ricercatori come “piccola e insignificante”.
Tuttavia, l’onda d’urto avrebbe le sue principali ripercussioni sulle stime di crescita a lungo termine e sull’ingresso delle nuove generazioni nel mercato del lavoro. I lavori più coperti dall’IA, infatti, subiranno una frenata: si stima che, per ogni aumento di 10 punti percentuali nella copertura dell’IA, la proiezione di crescita occupazionale calcolata dal Bureau of labor statistics degli Stati Uniti per il decennio 2024-2034 scenda di 0,6 punti percentuali.
Nel caso dei giovani, lo studio si concentra in particolare sulla fascia d’età tra i 22 e i 25 anni. L’analisi, infatti, rileva un calo del 14% nel tasso di ingresso in nuove occupazioni esposte all’IA rispetto al 2022. I giovani faticano maggiormente a essere assunti in quei ruoli che l’IA ha già cominciato a presidiare, suggerendo che le aziende possano aver rallentato le assunzioni di profili junior in alcune mansioni dove l’IA è già più presente, sebbene i ricercatori invitino alla cautela nell’interpretazione del dato. (Public Policy Bytes) DVZ




