IA, Amnesty chiede agli Usa di fare chiarezza sul bombardamento della scuola a Minab

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ROMA (Public Policy Bytes) – Amnesty International chiede al Governo degli Stati Uniti di fare chiarezza sulle responsabilità e sul possibile ricorso a strumenti di intelligenza artificiale nell’attacco aereo del 28 febbraio in Iran, che ha portato al bombardamento di una scuola elementare a Minab. Nell’offensiva contro l’edificio, adiacente a una base del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, hanno perso la vita 168 persone, di cui oltre 100 bambini.

La Ong ha condotto un’indagine da cui emerge che le autorità statunitensi non avrebbero preso “le precauzioni possibili per evitare vittime tra i civili, cosa che costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario” – si legge in un comunicato. Tra le inottemperanze di Washington – sostiene Amnesty – vi sarebbe “l’affidamento a vecchie informazioni di intelligence, che non hanno tenuto conto che la scuola di Minab era stata separata dalla base dei guardiani della rivoluzione almeno dal 2016 ed era dunque un obiettivo civile da almeno 10 anni”.

Di qui il timore di Amnesty che le informazioni siano state raccolte ed elaborate con il supporto dell’IA, accresciuto – spiega la non profit – dalle dichiarazioni del comandante del Comando centrale degli Usa Brad Cooper, che in un videomessaggio dell’11 marzo diffuso sul profilo X del CentCom, ha confermato il ricorso alle nuove tecnologie per tali scopi nelle operazioni attualmente condotte in Iran.

A seguito di alcune inchieste, tra cui quella di Amnesty, è emerso che a colpire la scuola sarebbe stato “con ogni probabilità” un Tomahawk, di cui sarebbero stati rinvenuti dei resti. Attualmente, in Medio Oriente, il missile è impiegato solo dalle forze statunitensi. In risposta, il 13 marzo il segretario della Guerra Pete Hegseth ha annunciato l’apertura di un’indagine interna sull’accaduto.

A tal riguardo, Amnesty chiede agli Stati Uniti di garantire che il procedimento sia “imparziale, indipendente e trasparente, e dovrà approfondire le informazioni e le valutazioni fornite dall’intelligence, le decisioni sull’obiettivo da colpire e le precauzioni adottate, così come stabilire se in questi passaggi sia stata usata l’IA”, chiedendo inoltre che gli esiti vengano “resi pubblici e, qualora vi siano prove sufficienti, i responsabili dovranno essere sottoposti a processo per dare alle vittime e alle loro famiglie verità, giustizia e riparazione”.

Infine, l’organizzazione chiede alle autorità iraniane di fare “tutto il possibile per allontanare immediatamente i civili dalle vicinanze di obiettivi militari e consentire agli osservatori indipendenti di entrare nel Paese”, oltre che “ripristinare l’accesso a Internet, facendo sì che 92 milioni di persone possano acquisire informazioni in grado di salvare le loro vite e contattare i propri cari”. (Public Policy Bytes) DVZ