Social, Telegram: con le proposte di Sánchez la Spagna è a rischio censura

0

ROMA (Public Policy Bytes) – “Il governo di Pedro Sánchez sta spingendo nuove e pericolose regolamentazioni che minacciano le vostre libertà su Internet. Queste misure potrebbero trasformare la Spagna in uno Stato di sorveglianza sotto il pretesto della ‘protezione’”. A dichiararlo è Pavel Durov, fondatore e amministratore delegato di Telegram, che in un messaggio recapitato agli utenti spagnoli dell’app di messaggistica ha espresso preoccupazione per alcuni provvedimenti sulla governance del web e dei social media annunciati il 3 febbraio dal primo ministro spagnolo durante il World governments summit di Dubai.

Tali misure – sostiene l’imprenditore – “costituiscono un segnale d’allarme per la libertà di espressione e la privacy”. Circa il divieto di accesso ai social media per gli under 16 con verifica obbligatoria dell’età, Durov commenta che “non riguarda solo i minori, ma richiede che le piattaforme adottino controlli rigorosi, come l’uso di documenti d’identità o dati biometrici”, il che “crea un precedente per il tracciamento dell’identità di ogni utente, erodendo l’anonimato e aprendo la strada alla raccolta massiva di dati. Ciò che inizia con i minori potrebbe estendersi a tutti, soffocando il dibattito aperto”.

Riguardo la responsabilità personale e penale per i dirigenti delle piattaforme – anch’essa tra le proposte di Sánchez – Durov sostiene che “il rischio per i vertici delle aziende di finire in carcere qualora i contenuti non venissero rimossi abbastanza rapidamente porterà a un eccessivo ricorso alla censura, poiché le piattaforme elimineranno qualsiasi contenuto anche solo lontanamente controverso per non correre rischi, mettendo a tacere il dissenso politico, il giornalismo e le opinioni. La vostra voce potrebbe essere la prossima se sfida lo status quo”.

Inoltre, in riferimento alla “criminalizzazione dell’amplificazione algoritmica”, per la quale l’amplificazione di contenuti ritenuti “dannosi” tramite algoritmi diventerebbe un reato, il fondatore di Telegram chiosa che “i Governi detteranno ciò che vedete, seppellendo le opinioni contrarie e creando camere d’eco controllate dallo Stato. La libera esplorazione delle idee? Scomparsa, sostituita da propaganda curata”.

Infine, circa l’introduzione di sistemi per il tracciamento della cosiddetta “impronta di odio e polarizzazione”, che obbligherebbe le piattaforme a monitorare e segnalare come alcuni contenuti alimentino la polarizzazione del dibattito online, l’imprenditore sostiene che “definizioni vaghe di ‘odio’ potrebbero etichettare come polarizzante la critica al Governo, portando a chiusure o sanzioni, il che può diventare uno strumento per reprimere le opposizioni”.

“Queste – conclude Durov – non sono tutele, ma passi verso il controllo totale. Abbiamo già visto questo copione – Governi che strumentalizzano la ‘sicurezza’ per censurare le voci critiche. Su Telegram diamo priorità alla vostra privacy e libertà: crittografia forte, nessuna backdoor e resistenza agli abusi di potere”. (Public Policy Bytes) DVZ