di Fabio Napoli
NICOSIA (Public Policy Europe) – Alcuni Consigli europei non sono risolutivi, ma servono a portare avanti le lente e spesso macchinose discussioni interne tra i ventisette. Quello che si è appena concluso a Cipro è stato uno di quelli e, come previsto, i nodi da sciogliere sui due temi al centro del vertice sono ancora intricati: la crisi in Iran, con il conseguente aumento dei prezzi dell’energia, e il prossimo bilancio settennale dell’Unione europea.
Sui prezzi dell’energia, il vertice informale si è caratterizzato per due proposte, arrivate da due leader agli opposti poli politici: Giorgia Meloni e Pedro Sanchez. La presidente del Consiglio italiana ha chiesto di scomputare dal deficit le risorse spese per far fronte alla crisi energetica, così come è successo per la difesa nel quadro del piano Ue Safe; Sanchez ha chiesto flessibilità fiscale per le spese destinate all’elettrificazione dell’economia e, con lo stesso obiettivo, una proroga di sei mesi del Recovery fund, in scadenza ad agosto.
Per entrambe le proposte la strada è in salita. I Paesi frugali, a cominciare da Germania e Olanda, sono contrari e ci sono problemi anche dal punto di vista legale. E la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, durante la conferenza stampa di chiusura, ha ribadito che per l’attivazione di una clausola di salvaguardia generale non ci sono ancora le condizioni economiche. La novità è che l’Ecofin entrerà nel dettaglio di queste questioni nei due consigli in programma il mese prossimo.
Anche sul prossimo Quadro finanziario pluriennale e sul tema delle risorse proprie le posizioni restano distanti. Quella della settimana scorsa è stata solo una prima discussione. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha fornito una buona e divertente sintesi. Durante la conferenza stampa ha affermato che c’è ancora del lavoro da fare. Poi, rivolgendosi verso il primo ministro cipriota, che in qualità di presidente di turno del Consiglio Ue ha il compito di portare avanti i negoziati, ha aggiunto un ironico: “Buona fortuna”.
Qualche novità è arrivata da due temi merginali, rispetto all’ordine del giorno ufficiale del vertice: l’Ucraina e la clausola di mutua assistenza, il famoso articolo 42.7 del Trattato sull’Unione europea. Il primo giorno di vertice è stato caratterizzato dalla presenza del presidente ucraina Volodymyr Zelensky, a poche ore di distanza del via libera definitivo al prestito da 90 miliardi per Kiev e al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Questo ha portato molti dei leader a essere ottimisti, tanto che il presidente Costa e la presidente von der Leyen hanno parlato di avvio ufficiale dei negoziati di adesione “senza indugio”. Una buona notizia, ma senza esagerare con l’entusiasmo, ha avverito il primo ministro belga, Bart de Wever: “Penso ci sia un po’ troppa euforia per il fatto che Viktor Orban non ci sia più: nella mia esperienza di un anno e mezzo al Consiglio europeo è stato spesso un partner difficile, se non addirittura impossibile, ma affermare che il suo modo di pensare esistesse solo in Ungheria è forse un’esagerazione”.
Sulla clausola di mutua assistenza, la presidente Ursula von der Leyen ha fatto sapere di star lavorando insieme all’alto rappresentante e al commissario della Difesa a una sorta di piano operativo per la sua applicazione. (Public Policy Europe)
@Naffete
(foto cc Palazzo Chigi)





