di Marta Borghese
ROMA (Public Policy) – Un decreto per correggere un decreto. È così che venerdì il Governo ha attuato la soluzione – preannunciata ormai da giorni – per intervenire con le modifiche necessarie sul dl Sicurezza, evitando di farlo decadere e, al tempo stesso, intervenendo sui rilievi di costituzionalità sollevati in merito all’articolo 30-bis aggiunto al Senato, che prevedeva l’erogazione di un compenso ai legali come incentivo ai rimpatri volontari assititi.
Alla fine, infatti, nonostante i rilievi del Quirinale, il dl Sicurezza è stato approvato dalla Camera dei deputati nel testo licenziato dal Senato, comprensivo cioè di quell’articolo 30 bis che – era emerso lunedì pomeriggio dall’incontro al Quirinale tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano – così come scritto, non andava.
Immediatamente dopo l’approvazione del dl Sicurezza da parte della Camera – passato con 162 voti favorevoli, 102 contrari e 1 astenuto – dunque, si è riunito a Palazzo Chigi un Cdm, presieduto da Antonio Tajani, per l’approvazione del decreto-bis, o decreto Rimpatri, recante “disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti”, correttivo cioè del testo licenziato dalla Camera.
È la soluzione individuata dall’Esecutivo per adeguare il testo senza incorrere nel rischio della mancata conversione. Il dl Sicurezza era infatti in scadenza il 25 aprile, data entro la quale – in caso di modifica – sarebbe stata necessaria una terza lettura lampo in Senato. Esclusa già lunedì sera la strada della modifica, dunque, il Governo ha scelto di correggere il testo con questo ulteriore, e contestuale, intervento normativo.
I due provvedimenti sono stati sottoposti venerdì stesso al presidente della Repubblica, che, come comunicato dal Quirinale, “ha quindi promulgato la legge di conversione” del dl Sicurezza e “ha emanato il decreto legge correttivo, che entrerà in vigore lo stesso giorno della predetta legge di conversione” e il cui esame, secondo quanto si apprende, dovrebbe prendere avvio dal Senato.
La bozza del nuovo dl presa in visione da Public Policy, come anticipato nei giorni scorsi dalla sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano e come poi confermato dal comunicato stampa di Palazzo Chigi, prevede la soppressione di ogni riferimento al Consiglio nazionale forense e alla rappresentanza legale.
Il compenso previsto come incentivo ai rimpatri volontari (circa 615 euro, pari al contributo economico per le prime esigenze) verrà dunque riconosciuto “al rappresentante munito di mandato che ha fornito assistenza allo straniero nella presentazione della richiesta” (e non “al rappresentante legale munito di mandato” come previsto dal dl licenziato dal Parlamento).
Altro nodo è quello dell’esito della procedura, aspetto rispetto al quale si erano sollevati da più parti – anche dal mondo della magistratura e dell’avvocatura – pesantissimi rilievi di costituzionalità. Nel testo si prevedeva infatti che il compenso fosse erogato “all’esito della partenza dello straniero”. Ora, nella bozza del decreto correttivo, si fa invece riferimento alla “conclusione del procedimento”.
L’individuazione delle figure preposte all’assistenza e dei criteri per l’erogazione dei compensi vengono demandati, nel nuovo dl, a un decreto ministeriale di competenza del ministero dell’Interno, che, secondo quanto si legge in bozza, dovrebbe essere adottato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del correttivo.
Per quanto riguarda la stima dei costi, con l’estensione della platea dei beneficiari e con l’erogazione del compenso a prescindere dall’esito della procedura, ma solo a conclusione della stessa, si prevede – nel correttivo – una spesa totale pari a circa 1,4 milioni di euro nel triennio 2026-2028, con un aumento delle spese – rispetto a quanto previsto nel dl Sicurezza, con la precedente formulazione – di circa 35mila euro per l’anno in corso e di circa 70mila per ciascuno degli anni 2027 e 2028. (Public Policy)
@BorgheseMarta





