Ue, al via la presidenza tedesca: i nodi Qfp, Brexit e immigrazione

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BRUXELLES (Policy Europe / Public Policy) – Sei mesi fa, quando la Croazia si apprestava a prendere la presidenza del Consiglio dell’Ue per la prima volta nella sua storia (il Paese fa parte dell’Unione dal 2013), le priorità del primo ministro Andrej Plenković erano quattro: “Un’Europa in via di sviluppo, un’Europa connessa, un’Europa che protegge e un’Europa influente”.

Tutto questo doveva trovare applicazione in quelle che sarebbero state le questioni principali da affrontare e risolvere nei 6 mesi: gli accordi per la Brexit, il bilancio a lungo termine dell’Ue, il Qfp 2021-2027. E se non da risolvere, quantomeno da affrontare era il problema dell’immigrazione. C’era poi una “Conferenza sul futuro dell’Europa” da organizzare.

Siamo a gennaio 2020 e da lì allo scoppio della pandemia di coronavirus non sarebbe passato molto. Sei mesi dopo, il 1° luglio, è la Germania a dover subentrare alla Croazia nella presidenza del Consiglio dell’Ue e ad ereditare tutte le difficoltà portate dalla crisi ancora in corso. Berlino dovrà cioè fronteggiare quella che la cancelliera Angela Merkel ha definito “la sfida più grande” nella storia europea, qualche giorno fa durante un discorso ai suoi parlamentari.

Alla situazione straordinaria, si aggiungono poi i lavori che la presidenza croata ha dovuto lasciare da parte, l’accordo sul Qfp, certo, ma anche i negoziati per l’adesione di Albania e Macedonia del Nord, le violazioni dell’art. 7 sullo stato di diritto in Ungheria  e Polonia, la Conferenza sul futuro dell’Europa che non è mai partita e i negoziati col Regno Unito che dovranno accelerare nella seconda parte dell’anno, come chiedono Parlamento e Commissione Ue.

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ECH