Caso Cloudflare, Capitanio (Agcom): la tutela del diritto d’autore non è censura

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ROMA (Public Policy Bytes) – Sul caso Cloudflare, “la multa da 14 milioni di euro non riguarda la libertà di espressione, ma la tutela di diritti e posti di lavoro saccheggiati dalla pirateria”. Così Massimiliano Capitanio, commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), in un post sul suo profilo LinkedIn.

“La tutela del diritto d’autore non è censura” – ha aggiunto Capitanio. “Le dichiarazioni del Ceo di Cloudflare, Matthew Prince, nascono probabilmente dalla mancata conoscenza del lungo percorso che ha portato Agcom a sanzionare la sua azienda” – ha commentato in riferimento alle dichiarazioni con cui la guida dell’azienda statunitense aveva espresso disappunto per la decisione dell’Autorità italiana, definendola “un tentativo di censurare internet” in un post sul suo profilo X del 9 gennaio.

L’8 gennaio, infatti, il Garante aveva comminato la multa in questione all’azienda spiegando, in una nota, che “aveva ordinato a Cloudflare di disabilitare l’accesso a una serie di contenuti pirata in attuazione di quanto previsto dalla legge antipirateria”. Agcom aveva infatti “accertato la perdurante violazione della norma e delle relative disposizioni attuative Agcom da parte di Cloudflare la quale, anche dopo la notifica dell’ordine, ha continuato a non adottare alcuna misura per contrastare l’utilizzo dei propri servizi per la diffusione di contenuti illeciti”.

Nella sua risposta alla sanzione, Prince aveva anche minacciato di “interrompere i servizi di cybersecurity pro bono del valore di milioni di dollari forniti alle olimpiadi di Milano-Cortina” e di “rimuovere tutti i server di Cloudflare presenti in Italia”. In merito, Capitanio, nel suo post, ha ribattuto sottolineando che, quando “sono state comminate multe milionarie per la diffusione di pubblicità del gioco d’azzardo a Meta, Google, X e Twitch, tutti i procedimenti sono stati impugnati nelle sedi competenti nel rispetto dei ruoli”, senza dunque lanciare “minacce, tantomeno puntando il dito sull’emblema del rispetto e della pace: le olimpiadi”.

“Se qualcuno pensa che il ‘free internet’ equivalga a consentire in rete violenze, furti, frodi, spaccio, traffico di armi, Houston abbiamo un problema. Serio” – ha proseguito il commissario di Agcom. “La legge antipirateria n. 93/23 – ha spiegato Capitanio – si basa su principio di ‘notice and take down’ non dissimile da quello previsto dal Digital millenium copyright act degli Usa. Ma contrariamente a quanto fatto, per esempio, da Google, la società non ha voluto collaborare. Perché?”

Proprio gli Usa – ha aggiunto – subiscono circa 29,2 miliardi di dollari di perdite ogni anno per colpa della pirateria audiovisiva. E il nostro lavoro tutela anche le aziende americane colpite dai pirati (The Walt Disney Company, Amazon, Netflix, Sky, etc…). Dovremmo smettere?”

“Cloudflare si è dotata di un collegio difensivo di primissimo ordine per interloquire con Agcom e con i giudici. E ci è riuscita bene, tant’è che il Consiglio di Stato, con una recente ordinanza, ha imposto ad Agcom di dare accesso a Cloudflare a tutti i documenti riguardanti i 15mila siti pirata ospitati sull’infrastruttura della società, per cui è stata in seguito sanzionata” – ha spiegato Capitanio.

“Ora che tutto è ancora più chiaro vedremo nei fatti chi protegge la rete e (anche) le aziende americane e chi, magari involontariamente, aiuta chi le saccheggia” – ha concluso. (Public Policy Bytes) DVZ