Il “salario giusto” e i “rider subordinati”: la bozza del dl Lavoro

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di Giuseppe Pastore

ROMA (Public Policy) – La proroga già annunciata degli incentivi per le assunzioni di giovani, donne e nella Zes. Ma soprattutto la definizione di “salario giusto” e le tutele per i rider che, “salvo prova contraria”, sono da considerarsi lavoratori subordinati. Sono alcuni degli interventi contenuti all’interno di una prima bozza del decreto Lavoro atteso in Cdm in vista del 1° maggio.

Il cuore del provvedimento (che nelle scorse ore sarebbe stato ulteriormente limato) è rappresentato dal “salario giusto”, quello che sarebbe dovuto essere oggetto della delega poi non esercitata dal Governo. La bozza, infatti, stabilisce che l’accesso ai benefici del decreto sia consentito solo se il trattamento economico individuale non sia inferiore al salario giusto che corrisponde al “trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, avuto riguardo al settore e alla categoria produttivi di riferimento, nonché all’attività principale o prevalente esercitata, alla dimensione e alla natura giuridica del datore di lavoro”.

Ciò significa che il trattamento economico complessivo previsto da ccnl diversi “non può essere inferiore” a quello individuato dal contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. E la stessa cosa vale anche “per i settori non coperti da contrattazione collettiva”: in questo caso il contratto a cui far riferimento sarà quello “il cui ambito di applicazione sia maggiormente connesso all’attività effettivamente esercitata dal datore di lavoro, tenuto conto del settore e della categoria produttivi di riferimento nonché dell’attività principale o prevalente esercitata, e della dimensione e della natura giuridica del datore di lavoro”.

RETRIBUZIONI ADEGUATE AL 50% DELL’INFLAZIONE PER RITARDI SU RINNOVI

La bozza del decreto circolata ieri sera, inoltre, stabilisce che “gli incrementi retributivi previsti in sede di rinnovo dei contratti collettivi di lavoro scaduti decorrono dalla data di scadenza naturale del precedente contratto”. E per stimolare i rinnovi contrattuali si prevede che se il rinnovo tarda di un anno, le retribuzioni dovranno essere “adeguate, a titolo di anticipazione forfettaria dell’incremento retributivo, alla variazione dell’Ipca, entro il tetto massimo del 50% annuo della stessa, fatte salve eventuali diverse pattuizioni contrattuali in uso”.

La norma, non ha carattere retroattivo trovando applicazione “ai contratti collettivi nazionali di lavoro che scadono successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto”. Mentre “per i contratti collettivi nazionali di lavoro già scaduti, le presenti disposizioni si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2027”. La misura, inoltre, non troverebbe applicazione ai settori caratterizzati da elevata stagionalità e variabilità dei ricavi.

Altra conseguenza in caso di ritardi nei rinnovi sarebbe che “il contributo di assistenza contrattuale, ove previsto, non può essere riconosciuto decorsi 12 mesi dalla scadenza naturale del contratto”.

RIDER, SALVO PROVA CONTRARIA È LAVORO SUBORDINATO

Nel decreto fa capolino anche il lavoro esercitato tramite piattaforme digitali che, quindi, riguarda direttamente i rider. In particolare, la bozza introduce una presunzione di subordinazione stabilendo che “quando emergono indici di controllo o di eterodirezione esercitati, anche mediante gestione algoritmica, il rapporto di lavoro si presume di natura subordinata, salvo prova contraria”.

Per i lavoratori autonomi delle piattaforme digitali, invece, le relative comunicazioni obbligatorie dovranno essere integrate dall’indicazione del numero di prestazioni effettuate, dall’arco temporale in cui sono effettuate e dal comune in cui sono state effettuate.

L’obiettivo è quello di “verificare il corretto inquadramento dei lavoratori intermediati da piattaforme digitali, i livelli retributivi, il rispetto delle normative sulla sicurezza, nonché contrastare il fenomeno del caporalato”. La norma, inoltre, introduce anche una sanzione (ancora indefinita nella bozza) a carico di chi non provvede alla comunicazione.

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@cg_pastore

(foto cc Palazzo Chigi)