di Gaetano Veninata
ROMA (Public Policy) – Ho pensato a lungo (non esageriamo: ho pensato, punto) a come costruire la rubrica odierna partendo da una notizia insignificante per noi comuni mortali, laici o atei o agnostici, ma probabilmente molto significativa per – citando un famoso scherzo telefonico fatto a una tv locale toscana (spoiler: bestemmia) – qualcuno più in alto di noi. Prato ha la possibilità di avere come sindaco Mario Adinolfi.
Significativo il comunicato con cui il presidente del Popolo della Famiglia ha annunciato la sua candidatura. Toccante, per chi crede e per chi non crede.
A partire dall’incipit: “Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia, con un videomessaggio che parte con il primo verso della celebre Canzone del Piave (‘Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio’) annuncia: ‘Il 24 maggio sarò candidato a sindaco di Prato, l’assemblea nazionale del Popolo della Famiglia me lo ha chiesto e io ho accettato'”.
L’assemblea nazionale del Popolo della Famiglia glielo ha chiesto e lui ha accettato. Per spirito di servizio e anche un po’ santo.
Adinolfi spiega: “La Canzone del Piave evoca la disfatta in Friuli a Caporetto e da lì parte la rinascita e la vittoria. Il Popolo della Famiglia si candida a Prato per chiedere in particolare ai cattolici di uscire dalle catacombe e venire in battaglia con noi per dare con il voto l’occasione di una catarsi per una città corrotta, attraversata da pulsioni mafiose che non sono quelle solo della vicenda Bugetti ma intersecano l’intero tessuto sociale. Proporremo alla città un percorso di rinascita morale contro ogni consorteria e massoneria a partire dalle 70 parrocchie della città […] Obiettivo politico del Popolo della Famiglia è raccogliere una percentuale determinante dei voti e togliere l’amministrazione di Prato a una sinistra che dopo questo fatti deve stare ferma almeno un giro e rendere caso nazionale il più importante capoluogo toscano che va al voto: un laboratorio politico che evidenzi (come è già accaduto in Veneto) la fine della diaspora dei cattolici e il rafforzarsi di un soggetto politico di ispirazione cristiana”.
Ad maiorem Dei gloriam. (Public Policy)
@VillaTelesio





