Stop al gas russo, le imprese Ue: i prezzi potrebbero aumentare

0

di Fabio Napoli

BRUXELLES (Public Policy Europe) – Le industrie europee importatrici di gas denunciano il rischio di un aumento dei prezzi a causa del regolamento per porre fine alle importazioni di gas dalla Russia.

Il regolamento è stato approvato in via definitiva il 26 gennaio scorso ed è entrato ufficialmente in vigore il 3 febbraio. La normativa vieta dal 25 aprile 2026 i contratti di gas naturale liquefatto (gnl) a breve termine e dal 17 giugno 2026 i contratti di gasdotto a breve termine. Dal 1 gennaio 2027 saranno vietati contratti a lungo termine per le importazioni di gnl, mentre dal 30 settembre 2027 è prevista la fine alle importazioni di gasdotto con contratti a lungo termine. Nel frattempo, le imprese importatrici europee devono iniziare ad applicare il regolamento per quanto riguarda l’autorizzazione preventiva. L’autorizzazione riguarda anche il gas non russo, per evitare che il gnl proveniente da Mosca venga importato attraverso altri Paesi. In questi casi l’eutorizzazione preventiva deve essere chiesta almeno cinque giorni prima l’arrivo del gnl.

“Il problema – spiega a Public Policy Europe una fonte industriale – è che dobbiamo presentare una quantità infinita di documenti che spesso non esistono”. Le difficoltà non riguardano solo il documento di certificazione del Paese di origine, ma anche altri documenti come quello necessario ad attestare che il Paese di estrazione non sia la Russia. “Non solo – prosegue la fonte -, noi dobbiamo avere a che fare con amministrazioni che non sono europee e che non hanno idea di cosa stiamo parlando“. Una difficoltà aggiuntiva riguarda gli Stati membri che hanno scelto di mantenere, come suggerito dal regolamento europeo, l’agenzia delle dogane come autorità responsabile per ricevere e analizzare l’autorizzazione preventiva. “L’autorità delle dogane non ha competenze in campo energetico e questo complica ulteriormente le cose”. È il caso, per esempio, dell’Italia o della Bulgaria (la Francia ha optato per nominare autorità responsabile il ministero dell’Energia). Il 17 febbraio l’Autorità delle dogane italiana ha adottato la circolare attuativa del regolamento, che dovrebbe fornire indicazioni alle imprese importatrici. “Il problema è che hanno fatto solo un copia-incolla del regolamento”, denuncia la fonte.

Per cercare di arrivare ad una soluzione sono in corso contatti tra la Commissione e le imprese sull’implementazione del regolamento. “Tutti concordano con queste difficoltà”, conferma un’altra fonte. Secondo le imprese esiste il rischio di arrivare ad un blocco di fatto delle importazioni, a causa dell’impossibilità di ottenere la documentazione necessaria e quindi l’autorizzazione preventiva. Gli unici Paesi dai quali si potrebbe continuare a importare sono quelli esentati dalla autorizzazione preventiva. Il regolamento prevede che la procedura non sia necessaria per i paesi che hanno esportato più di 5 miliardi di metri cubi di gas naturale nell’Ue nel 2024 e che vietano o limitano le importazioni di gas russo, oppure per i paesi che non dispongono di infrastrutture per l’importazione. La lista si riduce a sei Paesi: Usa, Regno Unito, Norvegia, Nigeria, Qatar e Algeria.

Da parte sua la Commissione avrebbe provato a rassicurare annunciando un aggiornamento delle linee guida attuative del regolamento. “Ma se si potrà esportare solo da questi sei Paesi è evidente il rischio di un aumento dei prezzi del gas – prosegue la fonte – e questo sarebbe davvero il colmo”. (Public Policy Europe)

@Naffete