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Il monopolio della Siae

cinema musica 15 aprile 2016

di Giacomo Lev Mannheimer

ROMA (Public Policy - Istituto Bruno Leoni)

Destinatario:

Ministro per i Beni e le attività culturali

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In tutti i Paesi europei, compresa l'Italia, il diritto d'autore si costituisce come una naturale conseguenza della realizzazione di un'opera di ingegno, senza bisogno di alcun ulteriore adempimento amministrativo.

Ciò che muta da Paese a Paese, invece, è la gestione dei servizi di intermediazione per la tutela e la gestione dei diritti d’autore, cioè il rilascio di licenze per lo sfruttamento economico delle opere, la raccolta e la ripartizione dei proventi derivanti da tali licenze, e la vigilanza delle violazioni del copyright.

A questo proposito, vorremmo porre qualche domanda relativa alla gestione di tali servizi nel nostro Paese.

1) In Italia, le attività di intermediazione sono gestite in esclusiva dalla Società italiana degli autori ed editori. Un monopolio che vige dai tempi del fascismo, nel 1941, e che in Europa è un caso unico se si esclude la Repubblica Ceca. Si dice spesso che tali attività costituiscano un "monopolio naturale", a causa degli alti costi fissi e dei bassi costi variabili.

Ciononostante, il confronto tra il modello monopolistico italiano e il modello britannico - in cui il mercato è aperto e diverse società concorrono tra loro - è impietoso: rispetto al Regno Unito, il rapporto tra costi operativi e diritti raccolti in Italia è decisamente più alto, denotando l'inefficienza del nostro sistema.

Quali sono le ragioni sottostanti il mantenimento del monopolio legale?

2) Anche ammettendo che il servizio di intermediazione dei diritti d'autore sia un monopolio naturale, le inefficienze che potrebbero generarsi dalla formazione di un monopolio privato costituirebbero un'occasione di mercato allettante per competitors in grado di "sfidare" il monopolio con servizi innovativi, come del resto accaduto nel Regno Unito e altrove.

Lo stesso non può accadere in presenza di un monopolio legale, che di fatto blocca grandi opportunità di impresa, innovazione e occupazione, come dimostrano le tante start up italiane costrette a operare all'estero (ad esempio Soundreef).

Quali ragioni giustificano la scelta di impedire la formazione di imprese e posti di lavoro nel settore?

3) Due anni fa, una direttiva dell'Unione Europea (la numero 2014/26/Ue) ha stabilito che i titolari dei diritti d'autore abbiano il diritto di delegare la gestione delle licenze a un organismo "di loro scelta [...] indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, di residenza o di stabilimento" dell'organismo stesso.

In altre parole, l'Unione Europea ha stabilito la liberalizzazione del mercato europeo dei servizi di intermediazione dei diritti d'autore. Una scelta, com'è ovvio, incompatibile con il monopolio della Siae.

Il governo avrebbe dovuto recepire la direttiva entro due anni, ma il termine è scaduto lo scorso 10 aprile. Non recependo la direttiva, gran parte di quest'ultima è in ogni caso direttamente applicabile. Ma a prescindere da questo, il nostro paese rischia di incorrere in una procedura di infrazione per il mancato recepimento.

A cos'è dovuto il ritardo nel recepimento della direttiva? E in che modo il governo intende far fronte al rischio della procedura di infrazione? (Public Policy - Istituto Bruno Leoni)

@glmannheimer

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