A che punto siamo con la ‘nuova’ Ue: nomi, numeri e manovre

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elezioni europee 2019

di Paolo Martone

ROMA (Public Policy) – Il Gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) ha scaricato ufficialmente il tedesco Manfred Weber, candidato del Ppe alla presidenza della Commissione europea. Viktor Orban, il cui partito Fidesz è stato sospeso proprio dalla famiglia dei Popolari, si è così “vendicato”, sancendo l’ennesima rottura con la casa madre. I quattro Paesi hanno anche indicato un nome come prossimo capo della diplomazia Ue: Maros Sefcovic, slovacco e attuale commissario all’Unione energetica.

Il dato politico evidenzia che ora più di prima gli eurodeputati del premier magiaro (che al momento non si sa ufficialmente dove si collocheranno a Strasburgo) sembrano pronti a convergere ufficialmente (o de facto) nei sovranisti, che hanno fondato giovedì scorso il loro gruppo: Identità e democrazia. Tra i movimenti maggiormente noti ne fanno parte la Lega, il Rassemblement national di Marine Le Pen, i Liberalnazionalisti austriaci, i fiamminghi del Vlaams Belang e i tedeschi dell’Afd. In tutto, 73 deputati, la quinta forza in aula (dopo Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi). Gruppo quindi sicuramente minoritario ma comunque consistente, senza contare possibili alleanze in assemblea con i sopracitati ungheresi, il Brexit Party di Nigel Farage e con il gruppo dei Conservatori riformisti (al cui interno c’è Fratelli d’Italia). E la teorica maggioranza, costituita dalle famiglie politiche “tradizionali”, sembra non avviarsi con il piede giusto alla nuova legislatura: al momento Popolari, Socialisti, Verdi e Liberali (che a loro volta hanno cambiato nome: da Alde a Renew Europa) non sembrano in grado di trovare un accordo per definire una “piattaforma politica comune”, primo passo per arrivare ad una maggioranza vera e propria in aula.

L’obiettivo è arrivare ad un’intesa entro il prossimo Consiglio europeo, in programma il 20 e 21 giugno a Bruxelles. Un appuntamento strategico e probabilmente decisivo per riempire le caselle dei top jobs Ue: presidente della Commissione, della Bce, del Consiglio europeo e Alto rappresentante per gli Esteri. Ci sarebbe anche un altro incarico “top”, cioè la presidenza del Parlamento europeo, ma quella verrà decisa esclusivamente dai deputati. Come detto, il vertice dei leader di questa settimana sarà importantissimo, e avrà all’ordine del giorno, tra i vari temi, le raccomandazioni specifiche per Paese (e qui l’Italia, visto il rischio procedura, dovrà far valere le sue ragioni e costruire alleanze), e “le decisioni pertinenti sulle nomine per il prossimo ciclo istituzionale”. La partita degli incarichi, per l’Italia, si potrebbe intrecciare proprio con le trattative per evitare la procedura, con Roma eventualmente disposta a dare il via libera a candidati fortemente voluti da Paesi di rilievo (in primis, Germania e Francia) in cambio di un atteggiamento più morbido sui conti pubblici. Tuttavia, le nomine riguardano anche direttamente l’Italia, che al momento gode di una sovrarappresentazione – con Draghi, Tajani e Mogherini – sicuramente non replicabile in questa tornata. A Roma toccherà un commissario, probabilmente di peso, ma non sarà semplicissimo per l’alleanza M5s-Lega indicare un nome “gradito” a Bruxelles, anche perchè sia il Carroccio che i 5 stelle a Strasburgo saranno sostanzialmente forze di opposizione.

Il tassello iniziale per far partire il risiko delle nomine è la presidenza della Commissione, e un primo test per le intese complessive raggiunte dai leader lo si avrà a metà luglio, quando la plenaria di Strasburgo voterà le candidature per guidare l’Esecutivo comunitario, e per il via libera servirà la maggioranza assoluta. Al momento la partita è apertissima, ed è in corso un braccio di ferro tra Governi e partiti: i primi vogliono scegliere in autonomia il vertice della Commissione, da sottoporre poi al voto in aula; viceversa, i secondi reclamano il rispetto dello spitzenkandidat, quindi dei nomi indicati prima delle elezioni dalle varie famiglie politiche. Formalmente, il Consiglio europeo è sovrano e non è obbligato ad appoggiare uno spitzenkandidat. Al momento, i nomi che circolano sono sempre gli stessi: Weber (decisamente indebolito e non gradito alla Francia), il commissario europeo alla Concorrenza, Margrethe Vestager (che viceversa piace a Parigi) e il francese capo negoziatore per la Brexit, Michel Barnier (che è del Ppe). (Public Policy)

@PaoloMartone