La pregiudiziale antifascista non funziona più // Nota politica

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Non sembra funzionare la pregiudiziale antifascista verso Giorgia Meloni. Nonostante le sortite del centrosinistra, pronto a denunciare lo sbarco delle cosiddette destre incostituzionali, per la prima volta si va concretizzando seriamente l’ipotesi di una donna presidente del Consiglio. I tentativi di dimostrare che Meloni è tutt’ora è una sincera fascista non stanno portando frutti adeguati, neanche quelli giornalistici, alle prese con i video di quando la leader di Fratelli d’Italia aveva meno di vent’anni e non le dispiaceva affatto Mussolini come leader.

Ma Meloni sembra doversi far accettare anche nel centrodestra, dove da settimane si discute su chi dovrà fare il presidente del Consiglio in caso di vittoria.  “Se vincesse il centrodestra e ci fosse l’affermazione di FdI non ho ragione di credere che Mattarella possa assumere una scelta diversa”, ha detto Meloni. E Matteo Salvini: “Io aspetto il voto degli italiani prima di fare qualsiasi commento, poi il presidente della Repubblica sceglierà come è giusto che sia. Tutti dicono che il centrodestra ha già vinto. Calma” Ma cautela a parte, chi diventerà presidente del Consiglio? “Sono convinto che il centrodestra possa vincere, sono convinto che la Lega possa prendere un voto in più di tutti gli altri, ma non impongo nomi e ruoli a nessuno e men che meno al presidente della Repubblica”. Qui non si tratta però di tirare per la giacchetta il presidente della Repubblica, ma di accettare l’idea che la presidente di Fratelli d’Italia possa essere titolata a diventare il capo del Governo.

L’eventuale vittoria meloniana potrebbe tuttavia reggersi su un presupposto problematico. E non c’entra nulla il fascismo. Lo ha notato Giovanni Orsina in un editoriale su La Stampa. “Nel vento che gonfia le vele di Meloni c’è molto di buono ma, temo, ancor più di cattivo. Il buono è quel che ci ha messo lei: anni di militanza, lavoro, serietà, intelligenza politica e fin troppa coerenza. È del tutto lecito che le idee di Meloni dispiacciano – è più difficile negare che meriti di stare dove sta. Ma gli italiani che la voteranno fra un mese lo faranno soltanto in parte per i suoi pregi. Ancor di più lo faranno perché sono disperati, si sentono all’ultima spiaggia, e la leader di Fratelli d’Italia è l’unica che non sia mai stata messa alla prova lа dove tutti gli altri lo sono stati, e hanno fallito. È la stessa, identica ragione per la quale, prima di lei, hanno votato per Grillo, Renzi e Salvini: il nuovismo”. L’impressione insomma è che l’Italia al voto sia disposta a provarle tutte, come al solito. Vota Fratelli d’Italia come prima, in questa legislatura, aveva votato Lega e Movimento 5 stelle. Un lungo estenuante tentativo per vedere, ogni volta, come va a finire.

Meloni vuole trasformare Fratelli d’Italia in un partito conservatore. Per questo cerca costantemente di rassicurare partner europei e statunitensi. A livello internazionale, essersi schierata con l’Ucraina contro la Russia è un ottimo punto a favore, ma potrebbe non bastare. Intanto, comunque, ha cercato di recuperare qualcuno del partito dei professori che stava in Forza Italia. Come l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti o come Marcello Pera, ex presidente del Senato, ex forzista della prima ora, filosofo popperiano. Pera, che è anche candidato al Senato, avrà il compito di lavorare, come aveva già fatto negli anni Novanta, alla riforma presidenziale tanto cara oggi a Fratelli d’Italia. “Non credo arriveremo mai a una ‘destra-destra’, perché il partito conservatore che sta prendendo forma, e che corrisponde ai Tory nel Regno Unito e ai Repubblicani negli Usa, non sarà schiacciato sull’estrema destra: per capirci, non corrisponderà al Rassemblement national di Marine Le Pen”, aveva detto Pera ad aprile in un’intervista a Il Dubbio. “Mi occuperò di come sviluppare le nostre libertà dentro un contesto del genere. D’altronde il Partito conservatore non è mai esistito in Italia ma il conservatorismo è una delle tre grandi famiglie politiche mondiali, assieme a liberalismo e socialismo”. Che a crearlo ci riesca propria Meloni? (Public Policy)

@davidallegranti

(foto Daniela Sala / Public Policy)