Cosa ne pensa il Senato del Fondo europeo per la Difesa

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ROMA (Public Policy) – Occorre dialogare, in primis con Germania e Francia, “affinché l’industria e la ricerca nazionali possano concretamente concorrere, in condizioni di effettiva parità con quelle degli altri Paesi, all’accesso ai finanziamenti del fondo” e “chiarire il ruolo del Regno Unito alla luce del processo Brexit, promuovendo il suo coinvolgimento indipendentemente dall’esito delle trattative in corso per l’uscita dall’Ue”. Sono queste alcune delle osservazioni inserite all’interno di una risoluzione approvata giovedì scorso (senza voti contrari) dalla commissione Difesa al Senato sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio per istituire il Fondo europeo per la difesa.

La proposta Ue, come ricordato dalla relatrice Daniela Donno (M5s), “si inserisce nell’ambito delle politiche europee sulla difesa comune, che negli ultimi mesi hanno subito una significativa accelerazione, che ha portato, tra l’altro, alla decisione del Consiglio europeo del dicembre 2017 di istituire una cooperazione strutturata permanente in materia di difesa (Pesco), che vede attualmente la partecipazione di 25 Stati membri, con la sola eccezione di Danimarca e Irlanda”.

La finalità generale del fondo (le cui risorse ammontano, per il bilancio 2021-2027, a 13 miliardi di euro) “è quella di promuovere la competitività, l’efficienza e la capacità di innovazione dell’industria europea della difesa, sostenendo i progetti di ricerca collaborativa che potrebbero migliorare sensibilmente le prestazioni delle capacità future”, per “massimizzare l’innovazione e introdurre nuovi prodotti e tecnologie per la difesa”.

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IAC