Decreto Brexit, è (quasi) fatta: lunedì in aula alla Camera

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ROMA (Public Policy) – La commissione Finanze di Montecitorio ha votato giovedì il mandato al relatore (il deputato M5s Paolo Giuliodori) a riferire in aula sul dl Brexit, dove il testo è atteso da lunedì per l’esame in seconda lettura. La conversione in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 24 maggio.

Ieri, nella VI commissione della Camera, nessuno dei circa 30 emendamenti presentati da FI e Pd sul provvedimento è stato approvato. Considerando anche che l’aula non si riunirà dal 20 al 24 maggio, ci si aspetta dunque un iter spedito nel passaggio in assemblea, dove il testo del provvedimento non dovrebbe subire modifiche sostanziali rispetto a quello già approvato dal Senato il 17 aprile. A Palazzo Madama il testo è stato modificato e integrato anche accogliendo alcune proposte arrivate dalle opposizioni, e poi votato praticamente all’unanimità (228 sì, nessun contrario e 10 astenuti).

 Il provvedimento (‘Misure urgenti per assicurare sicurezza, stabilità finanziaria e integrità dei mercati, nonché tutela della salute e della libertà di soggiorno dei cittadini italiani e di quelli del Regno Unito, in caso di recesso di quest’ultimo dall’Unione europea’) ha l’obiettivo di rafforzare la tutela dei depositanti, degli investitori e degli assicurati alla luce dei possibili sviluppi del processo di Brexit senza un accordo (cosiddetta ‘Hard Brexit’).

Nel decreto, però, è stata inserita anche una norma sui poteri speciali inerenti le reti di telecomunicazione elettronica a banda larga con tecnologia 5G. Con lo scopo di evitare rischi di un uso improprio dei dati con implicazioni sulla sicurezza nazionale, la norma prevede che i servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G sono qualificati attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale, ai fini dell’esercizio dei poteri speciali da parte dello Stato. (Public Policy) GIL