Il punto sul decreto Brexit: dai voti in commissione all’approdo in aula

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ROMA (Public Policy) – I lavori sul decreto Brexit riprenderanno, in commissione Finanze al Senato, questa mattina, in tempo per portare il testo in aula alle 16.

La 6a commissione di Palazzo Madama ha votato ieri le proposte di modifica (al netto degli accantonamenti e dei ritiri) presentate sugli articoli dall’1 al 16.

Sul testo nel frattempo è arrivata una nuova proposta di modifica da parte del Governo sull’articolo 17, per il quale aveva già depositato i due emendamenti relativi alla salvaguardia della posizione giuridica degli studenti e dei ricercatori britannici già attivi in Italia alla data della Brexit, e a nuove 67 assunzioni per le attività di controllo sulle importazioni provenienti dal Regno Unito dopo il recesso dal’Ue (i lavori oggi sono proseguiti fino all’articolo 16).

La norma che il Governo vuole emendare regola le prestazioni sanitarie in caso di ‘no deal’ per i cittadini britannici (o per gli apolidi e i rifugiati che sono soggetti alla legislazione del Regno Unito, nonché dei loro familiari e superstiti). Il testo originario del decreto prevede che – a condizione di reciprocità con i cittadini italiani – per quei soggetti si deve applicare fino a tutto il 2020 il regolamento europeo n. 883/2004 per le prestazioni sanitarie. La modifica proposta dal Governo punta ad ampliare questa proroga includendovi anche le prestazioni sociali.

LE MODIFICHE APPROVATE

Via libera dalla commissione a un emendamento Lega (prima firma di Enrico Montani) sulla norma del dl Brexit che regola la prestazione dei servizi e delle attività in Italia da parte dei soggetti del Regno Unito dopo la data di recesso di Londra dall’Ue. Il decreto prevede che le banche Uk, le imprese di investimento e gli istituti di moneta elettronica britannici operano in conformità alle disposizioni in materia bancaria e finanziaria loro applicabili al giorno antecedente alla Brexit. La modifica approvata specifica che questa previsione vale fermo restando quanto previsto dal decreto per il periodo transitorio.

A tal proposito, vale la pena ricordare che il dl Brexit prevede che a questi soggetti sia assicurata la possibilità di operare per 18 mesi dalla data di recesso dall’Ue. La disposizione richiede che tali soggetti presentino notifica alle autorità entro 3 giorni antecedenti la Brexit, nonché (entro il termine massimo di 6 mesi dalla data di recesso) l’istanza per l’autorizzazione ad operare come intermediario extra-Ue o istanza per la costituzione di un intermediario italiano a cui cedere tutti i rapporti instaurati nell’esercizio dell’attività svolta.

Una volta rilasciata l’autorizzazione, gli operatori potranno operare in via definitiva secondo quanto previsto dalle disposizioni nazionali applicabili. Fermo restando quanto previsto per le istanze autorizzative, per le banche e le imprese di investimento aventi sede nel Regno Unito e abilitate alla partecipazione alle aste di titoli di Stato non è richiesta la presentazione della notifica, salvo che per continuare ad esercitare l’attività di raccolta del risparmio. Le banche che svolgono attività di raccolta del risparmio senza stabilimento di succursale potranno continuare a gestire solamente i rapporti esistenti, senza quindi poter concludere nuovi contratti, né rinnovare anche tacitamente quelli esistenti.

Le banche del Regno Unito e le imprese di investimento Uk che, alla data di recesso, prestano servizi e attività di investimento, con o senza servizi accessori, sul territorio italiano in regime di libera prestazione di servizi, possono continuare a svolgere in Italia le stesse attività solamente nei confronti delle controparti qualificate e dei clienti professionali.

Approvato anche un secondo emendamento Lega, all’unanimità ma con riformulazione proposta dal relatore (il senatore M5s Stanislao Di Piazza) e Governo, per stabilire che deve svolgersi entro entro 15 giorni dalla Brexit (e non dall’entrata in vigore del decreto, come inizialmente previsto) l’obbligo di comunicare ai clienti (nonché agli altri soggetti con cui si intrattengono rapporti nella prestazione dei servizi e alle autorità competenti) le iniziative adottate per garantire l’ordinata cessazione dell’attività da parte di quei soggetti Uk che operano nel territorio italiano e che per il dl dovranno appunto interrompere le proprie azioni in Italia entro la data della Brexit.

Si tratta degli istituti di pagamento del Regno Unito, dei gestori di fondi Uk, degli Oicr nonché degli istituti di moneta elettronica che operano sul territorio italiano in regime di libera prestazione dei servizi o tramite agenti o soggetti convenzionati, così come le banche e le imprese di investimento del Regno Unito che prestano servizi di investimento, in regime di libera prestazione, a favore di clienti al dettaglio (a questi soggetti si aggiungono quelli che, pur potendo operare nel periodo transitorio, non provvederanno alle notifiche necessarie nei termini previsti).

Sono ammesse dopo la Brexit le operazioni per la chiusura dei rapporti già in essere, ma “nel più breve tempo possibile, e comunque non oltre il termine massimo di 6 mesi dalla data di recesso”, con l’osservanza dei termini di preavviso per lo scioglimento dei contratti. Entro i 6 mesi, questi soggetti proseguono l’attività svolta precedentemente alla data della Brexit solo per la gestione dei rapporti in essere alla data di recesso, senza possibilità di concludere nuovi contratti, né di rinnovare anche tacitamente quelli esistenti. L’obbligo di comunicazione inizialmente previsto entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto appariva evidentemente fuori luogo considerando i dubbi sulle modalità che seguirà il processo della Brexit e il fatto che il dl del Governo è già entrato in vigore il 26 marzo.

Un’altra norma del dl prevede che i soggetti italiani che operano nel Regno Unito possano continuare le proprie attività dopo la Brexit, nel periodo transitorio di 18 mesi, “previa notifica alle autorità competenti, nel rispetto delle disposizioni previste nel Regno Unito”. Tale notifica va effettuata entro 3 giorni lavorativi antecedenti la Brexit. I soggetti italiani possono continuare ad operare sul territorio del Regno Unito oltre il periodo transitorio se entro 12 mesi anteriori alla fine dello stesso periodo transitorio presentano alle autorità competenti un’istanza apposita.

A tal proposito, un altro emendamento Lega, approvato con riformulazione, prevede che i soggetti italiani che abbiano già presentato l’istanza entro la data della Brexit non siano tenuti alla notifica prevista per operare nel periodo transitorio. E’ stato approvato anche un emendamento di drafting del relatore. (Public Policy) GIL