L’Italia ha violato la direttiva Ue sulla qualità dell’aria

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BRUXELLES (Public Policy / Policy Europe) – L’Italia ha violato il diritto dell’Unione europea sulla qualità dell’aria. I valori limite applicabili alle concentrazioni di particelle PM10 sono stati infatti superati in maniera sistematica e continuata tra il 2008 e il 2017 e l’Italia non ha manifestamente adottato, in tempo utile, le misure imposte. Lo ha stabilito martedì, con una sentenza, la Corte di giustizia dell’Unione europea, chiamata a pronunciarsi sulla procedura d’infrazione contro l’Italia per inquinamento atmosferico.

A fine 2018 la Commissione europea ha infatti presentato un ricorso per inadempimento alla Corte per far constatare che l’Italia è venuta meno in maniera “sistematica e continuata” agli obblighi provenienti dalla direttiva 2008/50/CE, sulla qualità dell’aria.

Nel 2014, con una lettera di messa in mora, Bruxelles ha constatato il continuo superamento dei limiti giornalieri (di 50 ¼g/m³) ed annuali (di 40 ¼g/m³) di concentrazione di PM10. La Commissione ha segnalato inoltre che l’Italia non ha rispettato l’obbligo, vigente da giugno 2010, di adottare senza indugio misure appropriate ed efficaci per accorciare il periodo di superamento dei valori limite.

Secondo la Corte il superamento dei valori limite giornaliero e annuale fissati per le PM10 è rimasto sistematico e continuato per almeno otto anni nelle zone interessate e le misure previste dai piani per la qualità dell’aria sottoposti alla Corte, segnatamente quelle intese a indurre cambiamenti strutturali (specificamente con riguardo ai fattori principali di inquinamento), per una grande maggioranza sono state previste solo in tempi estremamente recenti. Molti di questi piani dichiarano una durata di realizzazione degli obiettivi relativi alla qualità dell’aria che può essere di diversi anni, se non addirittura di due decenni dopo l’entrata in vigore di detti valori limite.

Per i giudici di Lussemburgo “una siffatta situazione dimostra, di per sé, che l’Italia non ha dato esecuzione a misure appropriate ed efficaci affinché il periodo di superamento dei valori limite fissati per le particelle PM10 sia il più breve possibile”. Peraltro, mentre l’Italia riteneva indispensabile, segnatamente alla luce dei principi di proporzionalità, di sussidiarietà e di equilibrio tra gli interessi pubblici e gli interessi privati, disporre di termini lunghi affinché le misure previste nei diversi piani relativi alla qualità dell’aria potessero produrre i loro effetti, la Corte osserva, al contrario, che “un siffatto approccio si pone in contrasto sia con i riferimenti temporali posti dalla direttiva ‘qualità dell’aria’ per adempiere gli obblighi che essa prevede, sia con l’importanza degli obiettivi di protezione della salute umana e dell’ambiente, perseguiti dalla direttiva medesima”.

L’approccio dell’Italia, per la Corte, si risolverebbe nell’ammettere una proroga generale (eventualmente sine die) del termine per rispettare tali valori. (Public Policy / Policy Europe) MDV