La produttività dimenticata da Tridico

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Più che “lavorare meno” dovremmo “lavorare meglio”. L’idea lanciata dal presidente dell’Inps, infatti, non tiene conto né che l’Italia ha uno dei tassi di occupazione più bassi d’Europa né, soprattutto, che uno dei nodi irrisolti del Paese è la produttività stagnante da più di due decenni. Nel Def il Governo ha smentito sé stesso sugli effetti di quota 100 e reddito di cittadinanza sulla crescita – e vedremo cosa ne pensano i parlamentari di maggioranza – ma nel frattempo, a seguire l’idea di Pasquale Tridico, si rischia di perseverare nell’errore.

L’Ocse, infatti, ha piazzato il nostro Paese come “maglia nera” tra quelli sviluppati per quanto riguarda i livelli di produttività da almeno 20 anni. Insomma, abbiamo un problema che precede la crisi globale e che – guarda caso – corre parallelo al ventennale declino del Paese. In particolare, la produttività del lavoro ha una media annua di crescita che è meno di un quinto di quella dell’Ue (+0,3% a fronte di +1,6%) e l’indice del totale dei fattori produttivi (che comprende anche capitale, innovazione e know-how) ha perso lo 0,1% annuo.

Non c’è dubbio che i salari italiani siano troppo bassi, come sappiamo tutti e come hanno ufficializzato sia Draghi sia Visco. Ma la filosofia anni Sessanta di Tridico (sulla falsariga di “lavorare meno lavorare tutti”), oltre a porre dubbi di eccessiva semplificazione, non considera quanto siano cambiati i metodi e le forme di organizzazione del lavoro in questi anni. I cicli produttivi sono più flessibili, più specializzati e assai meno standardizzati. E il lavoro autonomo, agile, a distanza, smart o come volete chiamarlo, è sempre più la normalità.

Lo scorso anno 300mila lavoratori tedeschi del metallurgico, del tessile, del chimico e dell’automotive hanno ottenuto un aumento salariale del 4,3% e la possibilità di passare da 35 a 28 ore settimanali. Ma su un punto le imprese tedesche sono state rigide: il rifiuto del part-time per i lavoratori specializzati, quindi preziosi e non facilmente rimpiazzabili.

Il punto è che prima di ridurre le ore è necessario migliorare la produttività. E cioè salire di livello. Che non vuole dire lavorare di più, ma lavorare meglio. Solo investendo in know-how, formazione e innovazione è possibile competere sui mercati internazionali e non certo rimanendo fermi ai prodotti di 20 anni fa che prima qualcuno ci copiava e adesso fa meglio di noi e a un prezzo più basso. (Public Policy)

@m_pitta