Ue, nasce la commissione sulle “ingerenze straniere”

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ROMA (Public Policy) – Via libera del Parlamento Ue alla nascita di una commissione sulle ingerenze straniere in tutti i processi democratici nell’Unione europea: giovedì scorso la plenaria ha approvato il nuovo organo con 548 voti favorevoli, 83 contrari e 56 astensioni.

I lavori della commissione speciale “dovrebbero sfociare nell’elaborazione di un approccio comune, globale e a lungo termine inteso a far fronte alle prove di ingerenze straniere nelle istituzioni e nei processi democratici dell’Ue e dei suoi Stati membri”. Secondo il Parlamento “i tentativi da parte di attori statali di Paesi terzi e di attori non statali di interferire nel funzionamento della democrazia nell’Ue e nei suoi Stati membri, nonché di esercitare pressioni sui valori sanciti dall’articolo 2 del Tue mediante ingerenze malevole, fanno parte di una tendenza più ampia osservata nelle democrazie di tutto il mondo. Le ingerenze straniere – si legge ancora – sono usate in combinazione con pressioni economiche e militari per danneggiare l’unità europea”.

La commissione sarà composta da 33 deputati e avrà un mandato di 12 mesi.

Alla nuova commissione toccherà “condurre un’analisi approfondita delle indagini secondo cui sono state violate o eluse norme elettorali fondamentali, in particolare le disposizioni vigenti in materia di trasparenza del finanziamento delle campagne elettorali, con presunti finanziamenti politici provenienti da varie forme legali e illegali di società di comodo e donatori che utilizzano prestanome provenienti da Paesi terzi”.

Inoltre, dovrà “individuare potenziali settori in cui siano necessarie misure legislative e non legislative che possano condurre le piattaforme dei social media a intervenire al fine di contrassegnare i contenuti condivisi da sistemi automatici (bot), di rivedere gli algoritmi per renderli quanto più possibile trasparenti quanto ai criteri di pubblicazione, priorità, condivisione, retrocessione e rimozione di contenuti, e di chiudere i profili di coloro che intraprendono comportamenti non autentici coordinati online o attività illecite per nuocere sistematicamente ai processi democratici o alimentare l’odio, senza compromettere la libertà di espressione”.

Alla commissione spetterà anche “contribuire al dibattito in corso su come rafforzare la responsabilità di contrastare le ingerenze straniere in tutti i processi democratici nell’Unione europea, compresa la disinformazione, non esclusivamente da parte delle autorità pubbliche”, e valutare “azioni nazionali atte a imporre rigorose restrizioni alle fonti di finanziamento politico”.

Il nuovo organo sarà incaricato di “suggerire un’azione coordinata a livello Ue per affrontare le minacce ibride, tra cui gli attacchi informatici rivolti a obiettivi militari e non militari, le operazioni di hack-and-leak (intrusione in siti informatici e diffusione di dati riservati) ai danni di legislatori, funzionari pubblici, giornalisti, candidati e partiti politici, come pure lo spionaggio informatico finalizzato al furto di proprietà intellettuale delle imprese e al furto di dati sensibili dei cittadini, giacché tali minacce non possono essere affrontate né esclusivamente da autorità nazionali che operano in modo isolato, né mediante una pura autoregolamentazione del settore privato, ma necessitano di un approccio coordinato multipartecipativo e su più livelli”.

La commissione dovrà anche “esaminare la dipendenza dell’Ue dalle tecnologie straniere nelle catene di approvvigionamento delle infrastrutture critiche, compresa l’infrastruttura di Internet, e fra l’altro in materia di hardware, software, applicazioni e servizi”, nonchè “contrastare le campagne di informazione e la comunicazione strategica di Paesi terzi malevoli, comprese quelle che si appoggiano ad attori e organizzazioni stabiliti in Europa, che ledono gli obiettivi dell’Unione europea e che sono concepite per influenzare l’opinione pubblica al fine di ostacolare il raggiungimento di una posizione comune dell’Ue, anche per quanto riguarda le questioni inerenti alla Pesc e alla Psdc”.

Inoltre, “ogniqualvolta i lavori della commissione speciale comprendano l’audizione di prove di carattere riservato, testimonianze riguardanti dati personali o scambi di opinioni o audizioni con autorità e organismi in merito a informazioni riservate, compresi studi scientifici o parti di essi cui è attribuito lo status di riservatezza , le riunioni della commissione si svolgeranno a porte chiuse. I testimoni e i periti avranno il diritto di deporre o testimoniare a porte chiuse”.

Infine, è stabilito che la commissione “può presentare al Parlamento una relazione intermedia e che presenterà una relazione finale in cui figureranno conclusioni di fatto e raccomandazioni in merito alle misure e alle iniziative da adottare, fatte salve le competenze delle commissioni permanenti”. (Public Policy) PAM