Ue-Usa, i rischi della scelta di campo di Meloni

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Non ridimensiona i rapporti con l’Amministrazione Usa, non ridimensiona i rapporti con lo stesso Donald Trump, non ridimensiona i rapporti con il mondo Maga. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni fa dunque una (non sorprendente) scelta di campo in una fase complicata per i rapporti fra Europa e Stati Uniti. Dice di non condividere le critiche del cancelliere tedesco Friedrich Merz (“La lotta culturale del movimento Maga non è la nostra”) pronunciate alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza.

Ancora una volta, è utile spiegare che Meloni, ma forse nessun leader di Stato europeo, nemmeno il presidente francese Emmanuel Macron, può permettersi – economicamente e culturalmente – di interrompere le relazioni con gli Stati Uniti. In questo caso però c’è un supplemento di motivazione da parte di Meloni, che deve pur trovare un modo per non scoprirsi a destra. Anche per questo, il Governo ha risposto positivamente alla presenza nel neonato “Board of Peace”, un’organizzazione internazionale il cui obiettivo, secondo lo statuto, è quello di “promuovere la stabilità, restaurare un governo affidabile e legittimo, e assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciate da conflitti”. “Siamo stati invitati come Paese osservatore, secondo noi è una buona soluzione rispetto al problema che chiaramente abbiamo della compatibilità costituzionale”, ha detto Meloni al Corriere della Sera: “Con tutto il lavoro che l’Italia ha fatto che sta facendo e che deve fare in Medio Oriente. Penso che noi risponderemo positivamente a questo invito a partecipare come paese osservatore”. Sarà il ministro degli Esteri Antonio Tajani martedì in aula alla Camera a illustrare la posizione italiana.

L’attrazione per l’Amministrazione Trump può tuttavia comportare qualche rischio. Da tempo si parla, con cognizione di causa, dei rapporti complicati, a voler usare un eufemismo, fra Stati Uniti ed Europa (ed Unione europea). Quest’anno a Monaco è intervenuto il segretario di Stato Marco Rubio, che ha detto le stesse cose del vicepresidente J.D. Vance sul declino europeo, ma con toni diversi. Così diversi che è stato persino applaudito. Rubio ha mosso la consueta critica dell’Amministrazione Trump sugli errori politici dell’Europa in materia di migrazione di massa, difesa, clima ed energia. Ma ha basato questa critica sulla storia e sui valori condivisi della civiltà occidentale. “Siamo legati spiritualmente e culturalmente”, ha detto Rubio. “Crediamo che l’Europa debba sopravvivere, perché le due grandi guerre del secolo scorso ci ricordano costantemente che, in fin dei conti, il nostro destino è e sarà sempre intrecciato con il vostro”. Rubio ha rilanciato l’alleanza transatlantica “pronta a difendere i nostri popoli, a salvaguardare i nostri interessi e a preservare la libertà di azione che ci permette di plasmare il nostro destino, non un’alleanza che esiste per gestire uno stato sociale globale e espiare i presunti peccati delle generazioni passate”. Ha anche sottolineato un punto nodale: l’alleanza non dovrebbe essere limitata da istituzioni multilaterali “al di fuori del suo controllo” e per questo ha citato in particolare le Nazioni Unite per la loro incapacità di fermare qualsiasi recente conflitto di rilievo.

C’è però un grande problema, ha sottolineato il WSJ: “Il grande problema del messaggio di Rubio è l’Ucraina, che, che piaccia o no, è la prima linea della civiltà occidentale. In questo senso, non è stato rassicurante che dopo Monaco Rubio sia andato in Ungheria e Slovacchia, i due migliori amici della Russia in Europa”. Gli Stati Uniti continuano a comportarsi come mediatori nella guerra tra Ucraina e Russia, invece di schierarsi con l’Occidente. “Le belle parole di Rubio sui valori condivisi non serviranno a molto se all’Ucraina verrà imposta una ‘pace’ fasulla”, ha detto ancora il Wall Street Journal.

Insomma, anche l’impegno italiano sull’Ucraina potrebbe essere vanificato dalla pace fasulla. (Public Policy)

@davidallegranti

(foto cc Palazzo Chigi)