La vicenda dei fanghi nel decreto Urgenze, dall’inizio

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fanghi agricoltura

ROMA (Public Policy) – Una misura del decreto su Genovaanticipata a fine settembre da Public Policy – ha infiammato il fine settimana degli ambientalisti: la norma per superare la situazione di stallo in Lombardia sull’uso dei fanghi da depurazione in agricoltura. Nel dettaglio, “nelle more di una revisione organica della normativa di settore”, continueranno a valere gli attuali valori di concentrazione di metalli pesanti nei fanghi da depurazione destinati all’agricoltura, “fatta eccezione per gli idrocarburi (C10-C40), per i quali il limite è: ≤ 1.000 (mg/kg tal quale)”.

Il 20 luglio scorso il Tar della Regione Lombardia aveva dato ragione al ricorso avanzato da 51 sindaci contro la legge regionale che innalzava i valori soglia di idrocarbuti presenti nei fanghi da depurazione. Dopo la sentenza le aziende che trattano i fanghi hanno cominciato a non accogliere più il materiale dai depuratori, bloccando circa 3mila tonnellate di fanghi a settimana, provocando così una vera emergenza in Lombardia.

L’articolo nel decreto riprende i contenuti di un decreto del ministero dell’Ambiente – pronto ma non ancora emanato – per adeguare i valori soglia, superare la sentenza del Tar e sbloccare la situazione. “Per il parametro idrocarburi C10-C40, il limite di 1000 mg/kg tal quale si intende rispettato – si legge  – se la ricerca dei marker di cancerogenicità fornisce valori inferiori a quelli definiti ai sensi della nota L, contenuta nell’allegato VI del regolamento (CE) n. 1272/2008 richiamata nella decisione 955/2014/Ue, così come specificato nel parere ISS prot. n. 32074 del 23 giugno 2009″.

Dopo che i Verdi (con Angelo Bonelli) e alcuni articoli pubblicati su Repubblica hanno criticato la misura, il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha chiarito su Facebook che “l’articolo nel decreto serve per giungere a una soluzione in emergenza e non definitiva. Ecco perchè si è utilizzato un veicolo normativo che implica necessità e urgenza. Durante tutta l’estate si sono accumulate queste sostanze a causa della sentenza del Tar Lombardia e dei ricorsi a corollario. In Conferenza Stato-Regioni era passata una norma ben peggiore e la delibera della Liguria riprendeva il testo Galletti, che consente un livello di idrocarburi nei fanghi 10 volte superiore a quello contenuto nel nostro decreto. Se non avessimo scritto questo nuovo testo, sarebbe stato adottato l’altro, con un limite stratosferico e conseguenze ben peggiori. L’impegno del M5s è adesso di modificarlo ulteriormente in Parlamento. Detto ciò, il collega Sergio Costa è già al lavoro per un decreto ministeriale migliorativo”.

Costa ha infatti ribadito, dal canto suo, come non ci sia “alcun codicillo nascosto o occultato. Mai ce ne saranno finchè sarò ministro dell’Ambiente. Abbiamo inserito l’articolo sui fanghi di depurazione nel decreto Genova perchè c’erano le condizioni della decretazione di urgenza. Sì, quest’estate siamo stati in emergenza, con tonnellate di fanghi accumulate soprattutto nelle regioni del Nord, e abbiamo sfiorato un disastro ambientale per l’accumulo nei depositi di stoccaggio dei fanghi industriali”. Il ministero “sta già lavorando al nuovo decreto, che avrà senz’altro valori più rigorosi. Ma dobbiamo dire con chiarezza che ci sono tempi tecnici da rispettare e, con il passaggio all’Ispra e quello in Conferenza Stato Regioni, prima di qualche mese non potrà essere emanato. Nel frattempo, ribadisco, se non avessimo trovato quella mediazione sarebbe stato molto peggio: avremmo dovuto mantenere la versione Galletti del decreto senza alcuna possibilità di modifica”. (Public Policy) NAF-GAV