Dalla ‘pace fiscale’ al reddito di cittadinanza: la Manovra 2019

0
promesse

ROMA (Public Policy) – Palazzo Chigi, dopo intense riunioni e bracci di ferro nella maggioranza (soprattutto sulla pace fiscale), ha approvato ieri sera la legge di Bilancio, il decreto Fiscale e un decreto Sburocratizzazione, inviando allo stesso tempo il Dpb (Draft budgetary plan, il Documento programmatico di bilancio) a Bruxelles.

Il Dpb mette nero su bianco l’obiettivo di saldo di bilancio e le proiezioni delle entrate e delle spese. Si tratta di un passaggio intermedio importante, e l’Italia (come tutti agli altri Paesi Ue) aveva l’obbligo di spedirlo a Bruxelles entro ieri. L’incognita è rappresentata dal giudizio che darà la Commissione, e le opinioni preliminari sui numeri della manovra non promettono bene. A fine mese toccherà alle agenzie di rating internazionali esprimersi, ed è questo l’appuntamento che crea maggiore apprensione, dato che un downgrade dell’Italia spingerebbe i nostri titoli di Stato vicini al livello junk.

Riguardo ai contenuti della legge di Bilancio, si è trovata l’intesa tra Lega e 5 Stelle (che erano contrari a condoni tout court) sulla “pace fiscale”, promessa elettorale di Salvini: l’accordo fissa un’aliquota al 20% per sanare il pregresso di chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi, e ci sarà l’opzione della dichiarazione integrativa, ma si potrà far emergere fino a un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate e con un tetto massimo di 100mila euro. Previste anche norme per ridurre il contenzioso, e la rottamazione ter delle cartelle Equitalia, che cancellerà sanzioni e interessi e dilazionerà in 5 anni i pagamenti. Infine, si stralceranno le minicartelle sotto i 1000 euro accumulate dal 2000 al 2010. Messo nero su bianco anche il superamento della legge Fornero attraverso la Quota 100: costa 7 miliardi e dovrebbe partire a febbraio, con la combinazione che potrebbe essere 62-38.

La proposta di bandiera del Movimento 5 stelle, il reddito di cittadinanza, costerà 10 miliardi (2,6 si prenderanno dalle risorse per il Rei, e 1 miliardo andrà ai centri per l’impiego): la misura dovrebbe partire in primavera, con un assegno di 780 euro che verrà caricato sulle carte di pagamento; è previsto un monitoraggio degli acquisti, e l’obbligo di frequentare corsi di formazione e di fare 8 ore di lavori socialmente utili ogni settimana. Il contributo economico cesserebbe dopo il rifiuto di 3 offerte di lavoro.

Il taglio delle ‘pensioni d’oro’, sopra i 4.500 euro netti al mese, dovrebbe invece portare 1 miliardo di euro in 3 anni, e per la Flat Tax si vuole estendere il regime forfettario ad autonomi e piccole imprese che scelgono il regime di trasparenza e con ricavi fino a 65mila euro. Dai 65 ai 100mila euro si pagherà un’addizione del 5%, e per le start-up degli under 35 ci sarebbe un super sconto al 5%. Il costo complessivo della Flat tax per il primo anno è di 600 milioni.

continua –in abbonamento

PAM